La notte di Halloween (3 di 3)

 

 

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Yorick fissava la pioggia cadere con insistenza sempre maggiore, senza tuttavia avvertire la necessità di trovare riparo. Del resto, nemmeno il suo padrone si era espresso in tal senso: continuava a stare in ginocchio dinanzi alla tomba del figlio. Qualche minuto prima aveva terminato l’orazione, e ora restava in trepidante attesa, nonostante si stesse inzuppando sempre più.

Ma non se ne curava. Aveva a cuore esclusivamente la buona riuscita del rituale. D’altronde, come avrebbe potuto fallire? Quali ostacoli si sarebbero frapposti tra lui e la piena riuscita del piano? Preparato nei minimi dettagli, verificato più e più volte, no, non sarebbe andato male! Si era perfino liberato dell’unico possibile intralcio: i fratelli Reynolds, coloro che avevano compiuto il lavoro sporco al suo posto. O meglio, al posto di Yorick.

Sì, certo, se non fosse stato per quei tre sempliciotti sarebbe toccato al servo trafugare le ossa dei defunti. Già lo immaginava, gobbo com’era, a trascinare i pesanti sacchi con dentro i resti terreni di coloro che avevano contribuito alla morte del figlio.

Non riusciva a immaginare qualche persona più fedele di lui. In quel momento, di certo, era sotto la pioggia, a prendere acqua gelida sul capo senza essere sfiorato minimamente dall’idea di trovare riparo.

Si voltò per dargli un’occhiata, per ridere della sua pusillanimità. Non vide nessuno. Una smorfia orribile gli si dipinse in volto, palesando tutta la sua ira: dov’era finito quel maledetto?

Berciò il suo nome sovrastando il rumore dell’acqua che veniva giù dal cielo, ma non ricevette alcuna risposta. Come in preda a un incontrollabile raptus, si alzò di scatto e si guardò meglio intorno. Nessuno all’orizzonte, ma i tronchi degli alberi che riposavano nel terreno cimiteriale erano imponenti e, complice l’oscurità, avrebbero potuto benissimo nascondere il corpo esile e deforme del servo.

Si allontanò dalla tomba, urlando nuovamente il nome dell’uomo.


«Non riceverai alcuna risposta» disse una voce nascosta tra gli alberi. La pioggia cadeva ancora più fitta, nessuna stella illuminava la scena.

«Dovresti essere morto» uscì detto al conte, prima che precipitasse nel panico.

«Anche tuo figlio dovrebbe essere morto. E a giudicare dal fatto che tu stesso hai interrotto il silenzio propiziatorio per il rito, resterà nel mondo dei defunti».

Il conte, completamente sconvolto, si precipitò verso la zolla di terra che custodiva i resti del figlio. Si gettò in ginocchio, urlando la propria disperazione nell’aria umida. Prese a battere i pugni sul suolo umido, mentre lacrime d’ira e di frustrazione gli sgorgavano dagli occhi, mischiandosi alle gocce di pioggia che già bagnavano il suo viso. Esausto si lasciò cadere interamente a terra, col viso che finì come esanime nel fango fresco.

Senan rise di gusto. Si avvicinò a passi lenti, raggiunse l’uomo ormai immobile e consumò la propria vendetta. La Luna fece capolino tra le nubi nere, ma subito tornò a nascondersi alla vista del sangue che si insinuava tra l’erba bagnata.

A diversi chilometri di distanza, nel villaggio di Glent, Boo e il piccolo Jimmy dormivano sonni tranquilli.

 

Comunicazione di servizio: con queste righe si chiude (per ora?) la vicenda del conte C., di Yorick, dei fratelli Reynolds e degli incolpevoli Boo e Jimmy. Accludo di seguito i link agli altri cinque episodi della storia: 1, 2, 3, 4, 5.

La notte di Halloween (3 di 3)ultima modifica: 2010-11-07T19:32:00+00:00da carminedecicco
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6 pensieri su “La notte di Halloween (3 di 3)

  1. complimenti per la stesura e per il finale a sorpresa, Carmine, ma ho appena notato che mi mancano i primi due capitoli… 🙁
    Senti, non è che si può avere il file completo della storia? 🙂
    A presto!

  2. Come già ti avevo detto non amo il genere Horror ma credo di aver letto uno dei capitoli dove mi ponevo la domanda se il conte riusciva nell’intento di far rivivere il figlio …. alla fine è lui che l’ha raggiunto.

    Un saluto Carmine e buona serata!

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