I giorni della merla

Giorni della MerlaC’era una volta, neanche troppo tempo fa, una merla nobile e bella che volava per i cieli insieme ai suoi inseparabili figlioletti, tre piccoli merli vivaci e svegli, che a dispetto della giovane età sapevano già volare assai bene, e quotidianamente si sfidavano in gare di evoluzioni. La madre, che era sempre chiamata a far da giudice per valutare chi dei tre compisse voli più superbi, li osservava con molto orgoglio, ma non senza una punta di preoccupazione: spesso, infatti, i tre, pur di superarsi, correvano più rischi del necessario. Quando ciò accadeva, la madre li redarguiva, ma poi finiva col sorridere vedendo i loro volti corrucciati e mortificati. Così, finiva sempre con il perdonarli. In fondo, erano dei bravi piccoli, capaci di ubbidire quando occorreva. Ogni volta che andava in giro a cercare cibo, ad esempio, diceva loro di restare nel nido, e questi le prestavano sempre ascolto.

E così, la splendida merla bianca – sì, perché un tempo questi uccelli avevano le piume candide come la neve – volava senza pensieri alla ricerca di un pasto, sicura dell’obbedienza dei propri figli. Questa sicurezza le permetteva di rilassarsi, e così talvolta finiva per allungare i suoi giri di perlustrazione, sentendosi attratta dalla contemplazione degli splendidi paesaggi che si stendevano sotto di lei. Amava quei momenti di libertà nei quali poteva ammirare il mondo vestito in maniera tanto diversa in base alle stagioni: ora gli alberi erano coperti di foglie colorate, e il terreno sembrava un tappeto di Persia; ora grossi boccioli rosa, bianchi e lilla facevano bella mostra di sé sui rami, mentre l’erba timida rinasceva tra le zolle di terra; ora la neve, bianca come lei, copriva col suo soffice manto ogni cosa; ora infine la natura esplodeva in tutta la sua forza e rigogliosità. La merla amava tutte le stagioni, per i loro colori, per i loro profumi e sapori, ma doveva riconoscere che tra esse ce n’era una davvero terribile: l’inverno. Aveva sempre fatto tanta fatica, infatti, a sopportare il freddo di quel periodo dell’anno, e quella volta sarebbe stato anche peggio del solito: per i suoi figlioletti, in effetti, si sarebbe trattato del primo Inverno, visto che erano usciti dalle loro uova nella passata Primavera. E il primo Inverno era sempre il più duro.

Giunta che fu la stagione del freddo, la merla proibì ai suoi piccoli di uscire fuori a volare, tenendoli sempre al caldo nel grosso nido che aveva allargato e rinforzato per l’occasione. Ma nonostante tutte le precauzioni, i piccoli si lamentavano sempre del freddo. Venne Gennaio, e il tempo era sempre meno gentile. Certo, vedere i tetti e le cime degli alberi, così come il terreno e le strade, interamente bianchi era uno spettacolo fantastico, ma le temperature particolarmente rigide non facevano certo bene ai suoi pargoli. Quando il freddo aumentò ancora, trovare cibo divenne sempre più difficile, e i lamenti dei piccoli furono sempre più insistenti. La merla, allora, prese una decisione. Partì alla ricerca di un luogo caldo e sicuro dove trascorrere quelli che si annunciavano essere i giorni più freddi dell’anno. Dopo lunghe ricerche, stanca e gelata, ma in fondo felice, ritornò al nido e comunicò ai figli di aver trovato una nuova casa: si trattava di una canna fumaria che sporgeva dal tetto di una grande casa di campagna. Lì, grazie al calore del fuoco acceso nel camino, i quattro sarebbero stati immersi in un confortante tepore. La merla concluse dicendo che li avrebbe condotti nella nuova casa l’indomani.

Era il 29 Gennaio quando partirono sotto un timido sole che non riscaldava per niente. Giunti che furono nella canna fumaria, subito cominciarono a sentirsi meglio. Loro malgrado, però, gli uccelli vennero scoperti da un bimbo, che era solito affacciarsi nella canna fumaria della sua casa, chissà per quale buffa ragione. Contrariamente a quanto temevano, il piccolo padrone di casa non disse nulla ai genitori, e promise ai nuovi ospiti di dar loro del cibo e dell’acqua di notte, quando il fuoco nel camino sarebbe stato spento. Così fece. La merla era felice e soddisfatta per la sua nuova sistemazione: non solo il luogo era caldo e confortevole, ma ora aveva anche a disposizione cibo senza dover partire per estenuanti ricerche. La situazione era così favorevole che presto tutti divennero nuovamente impazienti di volare.

Dopo tre giorni di clausura, la merla provò a uscir dalla canna fumaria: vide allora un sole più tiepido, e leggendo il cielo come le era stato insegnato dai genitori, capì che i giorni del gran freddo erano terminati. Raggiante, comunicò la novità ai tre piccoli, e con loro convenne che era meglio tornare al vecchio nido: in fondo, quella era la loro vera casa, e dovevano impedire che qualcun altro se ne impossessasse. Partirono, ma non prima di aver salutato il loro benefattore. Questi, li invitò da lui l’anno successivo: li avrebbe ospitati ancora una volta, dal 29 Gennaio fino al primo giorno di Febbraio.

Dopo i saluti, i merli uscirono nuovamente all’aria aperta, e fecero ritorno al loro nido, non prima però di essersi fermati presso un piccolo ruscello a bere acqua fresca. Qui, specchiandosi nelle limpide acque, la merla si rese conto di essere completamente nera a causa della fuliggine provocata dalla combustione della legna all’interno del camino. Lo stesso valeva per i suoi piccoli. La merla decise però di non sciacquare le piume nell’acqua: avrebbe conservato il colore nero per tenere sempre a mente la generosità di quel bambino e la fortuna che ella aveva avuto a imbattersi nella sua casa.

Da quel momento in poi, presso tutti i merli si diffuse l’usanza di rifugiarsi nelle canne fumarie durante gli ultimi gironi di Gennaio, e così tutti loro divennero neri per via della fuliggine che non ripulivano. Quei giorni particolarmente freddi, furono in seguito chiamati i giorni della merla.

I giorni della merlaultima modifica: 2011-01-29T10:35:21+00:00da carminedecicco
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5 pensieri su “I giorni della merla

  1. Piacevolissimo racconto…
    Sono belle queste storie legate alla tradizione popolare e la tua viene a proposito dato che in questi giorni, con i miei bimbi a scuola, stiamo facendo una piccola ricerca proprio su quelle che riguardano “i giorni della merla” Posso usarla vero?… 🙂
    Ciao e grazie

  2. Ciao Carmine, ero rimasta indietro di qualche post, ma il commento non posso non lasciartelo qui… amo molto questo genere di racconto, mi ricorda le storie che leggevo da bambina nel sussidiario, semplici e molto poetiche, mi “impressionavano” così tanto che ci pensavo per giorni! Bè, da piccola mi sarei messa alla ricerca della merla e dei suoi piccoli…
    Un saluto,
    Della

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