Il paese senza stranieri

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C’era una volta, neanche troppo tempo fa, un bel paese in mezzo alle montagne, abitato da centinaia di persone tutte uguali tra loro. No, non è che fossero proprio tutte identiche fin nei minimi dettagli, tuttavia gli abitanti di quel luogo avevano uguale colore della pelle, uguale colore dei capelli, stessa corporatura. Tutti, poi, parlavano la medesima lingua, con lo stesso accento e la stessa dizione, e tutti credevano nello stesso Dio, seguivano le medesime tradizioni e osservavano le stesse usanze. Insomma, la vita non era poi così varia, ma tutto filava liscio, e quindi i cittadini di quel paese erano contenti. Vi starete chiedendo come mai non ci fosse nessuna persona diversa dalle altre lì. Ebbene, la ragione è semplice: da tantissimo tempo era proibito agli stranieri di vivere e anche solo di visitare quel luogo, perché gli abitanti erano molto orgogliosi del loro modo di essere e del loro aspetto, e non volevano che qualcosa di loro si modificasse a causa degli estranei.

Venne un giorno, però, in cui accadde un episodio assai particolare: era il periodo dell’anno in cui l’inverno stava per terminare, e la primavera, come sempre, cominciava a farsi spazio nell’aria e sugli alberi. Insieme alle prime rondini passò sul cielo della città un aeroplano. Solo che le rondini proseguirono il loro volo, mentre l’aereo precipitò proprio nella piazza principale del paese. Ci fu un grande schianto, si alzò molto fumo, e si radunò lì attorno una gran folla, anche più numerosa di quella che si riuniva ad ascoltare i discorsi del sindaco, sebbene questi fosse un abile e simpatico oratore.

Grande  fu la sorpresa generale quando dai rottami dell’aereo uscì un uomo, fortunatamente vivo, anche se un po’ malconcio, che però era del tutto diverso dagli altri cittadini di quel paese. Ma, quando tutti si furono ripresi dallo stupore iniziale, cominciarono ad aiutarlo e lo condussero con grande premura e attenzione al vicino ospedale.

Qui l’aviatore, siccome non c’erano altri letti liberi, fu sistemato nel reparto di pediatria, dove c’erano tanti bambini che erano in via di guarigione dalla brutta influenza che aveva colpito i più piccoli a causa del freddo delle settimane precedenti.

Inutile dire che i bambini furono quelli che si stupirono di più nel veder arrivare un uomo tanto strano – i bambini, del resto, si sa, sono poco esperti del mondo – con la pelle e i capelli di un altro colore, con la forma del viso e la corporatura diversa. Ben presto si resero anche conto che parlava un’altra lingua, pregava in maniera differente rispetto a loro, e aveva bizzarri modi di fare e di comportarsi.

A poco a poco, però, i bambini strinsero amicizia con lui, gli insegnarono parole nella loro lingua, e se ne fecero insegnare altre nella sua. Impararono il significato di alcuni suoi gesti, e gli spiegarono le loro usanze e le loro tradizioni.

Ovviamente, anche quando essi guarirono – sì, perché guarirono tutti, state tranquilli – tornarono a trovare il pilota, perché la sua compagnia e i suoi racconti su posti e persone tanto diversi da ciò che loro conoscevano, erano davvero interessanti.

Figuriamoci, cominciarono a pensare i piccoli, come sarebbe bello poter giocare con i bambini del suo paese, e di tutti gli altri paesi di cui ci parla, visto che già con lui, che è un adulto, è gradevole passare del tempo.

In effetti essi avevano capito che vivere in un luogo dove tutti erano uguali e la pensavano allo stesso modo era un po’ noioso. Fu così che si recarono dal sindaco e gli chiesero di cambiare la legge e accettare nel loro paese tutti gli stranieri.

Il sindaco, che oltre a essere un abile e simpatico oratore era anche una persona di buon cuore e di grande intelligenza, capì che i più piccoli tra i suoi cittadini avevano ragione, che il contatto tra uomini diversi e culture diverse era positivo e no negativo, che la diversità non era fonte di pericolo, ma fonte di ricchezza.

Decise allora di aprire le porte del paese a tutti e stabilì che nell’anniversario della caduta del pilota dal cielo col suo aeroplano – guarì anche lui alla fine, non preoccupatevi – si sarebbe festeggiata la Festa dell’Intercultura.

Da quel momento in poi quel paese fu ancora più bello e ancora più felice.

Il paese senza stranieriultima modifica: 2011-03-10T11:27:26+00:00da carminedecicco
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3 pensieri su “Il paese senza stranieri

  1. Ciao Carmine, con la tua solita semplicità, hai portato alla luce il valore della condivisione e della tolleranza.
    E’ vero, sarebbe noioso un paese non variegato. Certo però sarebbe ancora più bello se tutti fossimo onesti, invece purtroppo non è così.
    Un abbraccio.
    Nadia

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