Sangue e idromele – parte prima

La grossa automobile nera accostò lenta davanti allo spesso portone di ferro che centreggiava nell’enorme parete disadorna dell’edificio. Squadrato e isolato, questo si estendeva per chilometri e chilometri in quella zona sperduta, circondato da terreni incolti e capannoni dismessi. Non appena il motore della vettura si spense ne scese un uomo barbuto, non molto alto, ma ben piantato. Era vestito con gusto ed eleganza, a parte la nota stonata del fazzoletto nero nel taschino sinistro della giacca gessata. Si guardò intorno con un’espressione insondabile, che forse indicava soddisfazione e preoccupazione a un tempo.

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Di essere soddisfatto, il proprietario della Kvasir Bevute, ne aveva ben motivo. La sua azienda si era di recente riconfermata leader nel proprio settore, riuscendo ad innalzare le vendite, persino in un periodo di congiuntura economica negativa come quello che si stava vivendo. «L’unica cosa a cui non rinuncia la gente povera e depressa è l’alcol. E io lo fornisco loro a prezzi modici e con tanto gusto» soleva ripetere l’imprenditore durante le sue uscite pubbliche.

Attivato l’antifurto della lussuosa automobile, l’uomo entrò nella fabbrica completamente vuota. In effetti, era passata da molto l’ora di lavoro per i circa trecento dipendenti del signor G. che operavano in quella struttura. Un rapido sguardo al Rolex sul polso indicò a questi che, nonostante avesse infranto di parecchio  i limiti di velocità, non era riuscito ad arrivare a destinazione prima delle 22:00.

«Pazienza» disse a se stesso, un attimo prima che sul suo volto si dipingesse un ampio sorriso, come accadeva ogni volta che fissava i costosi e complessi macchinari custoditi nella struttura. Non che questi fossero i più grossi e i più avanzati che la sua ditta possedesse. La fabbrica in provincia di Napoli che ora visitava non era la più grande del patrimonio immobiliare dalla Kvasir. Eppure egli era legata a questa da un amore sviscerato, in quanto la sua avventura era cominciata proprio da lì.

Dieci anni prima, insieme ad un amico, aveva «tentato l’azzardo» di puntare tutte le proprie risorse, finanziarie e fisiche, nella produzione dell’idromele. Era nato così un business che ben presto aveva superato qualsiasi aspettativa, anche la più rosea. Il susseguirsi dei successi lo avevano spinto ad allargare il mercato dell’azienda, e presto il nettare ambrato era stato affiancato da vini, liquori e distillati di ogni genere, finché Kvasir Bevute era divenuta un vero e proprio colosso, capace di dar filo da torcere alle multinazionali dell’alcol.

Il signor G. pensava proprio a questo mentre percorreva il lungo corridoio che separava il primo settore della struttura dalla zona degli uffici, in fondo alla quale si trovava anche il suo. Nell’ampio spazio spoglio il rumore dei suoi passi rimbombava cupo. Se qualcuno mi vedesse ora camminare qui dentro con la torcia in mano, chissà cosa penserebbe, rifletté notando l’inquietante ombra che il suo corpo proiettava sulle bianche pareti del passaggio. Forse che sono un ladro, si rispose. Non appena che ebbe formulato quest’eventualità, si arrestò di botto. «Un ladro» ripeté a voce alta, sforzandosi di controllarsi, mentre sul suo volto compariva una strana smorfia. Sbuffò, poi puntò la luce della torcia diritto davanti a sé e procedette spedito.

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Il suo ufficio era in disordine come al solito. Libri su libri erano impilati su ogni mobile, mensola o tavolo presente nella stanza. Qua e là facevano bella mostra di sé manifestini pubblicitari, gadget, bottiglie vuote, tappi a corona di ogni colore. Sui muri vi erano diversi ritagli di giornale, qualche grafico, e un unico quadro, raffigurante il saggio protagonista della mitologia norrena, Kvasir, dal cui sangue addolcito col miele sarebbe derivato l’idromele, bevanda ristoratrice per i guerrieri entrati nel Valalla, nonché fonte di ispirazione per i poeti.

Dopo una rapida occhiata all’uomo biondo a coperto da pesanti pellicce, G. si recò a passi lenti dietro la scrivania. Valutò per qualche secondo l’idea di sedersi sulla sedia, quella sedia dove sedeva ogni volta che faceva visita a quello stabilimento, cosa che tuttavia negli ultimi tempi accadeva non troppo frequentemente. Ma alla fine preferì restare in piedi. Non voleva perdere troppo tempo, anzi, a dirla tutta, voleva sbrigare quella faccenda il prima possibile.

Sangue e idromele – parte primaultima modifica: 2011-10-19T17:00:00+00:00da carminedecicco
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5 pensieri su “Sangue e idromele – parte prima

  1. Grazie del passaggio anche sul mio vecchio blog … A Lisbona ci sono stato per una ventina di giorni, anche se è una città che da subito ti offre una familiarità … dopo poche ore è come esserci sempre stato … spero di potervi far ritorno presto.
    Buona Giornata
    A.

  2. un racconto che tiene con il fiato sospesi
    in un gioco di luci e ombre che ben descrivi
    mi piace come racconti.. riesco a calarmi nelle atmosfere e quasi a viverle

    un caro saluto e un sorriso

  3. Leggo con vera passione i tuoi racconti.
    Complimenti Carmine.

    Buon fine settimana.

    Domani 22 ottobre Papa Wojtyla potra’
    essere festeggiato in tutto il mondo
    per la sua Santità.
    Ho postato una poesia del mio caro
    amico per ricordare la sua presenza
    sempre tra noi.

    Ciao da Giuseppe.

  4. Ciao Carmine… allora siamo importanti! :-)))))
    Grazie dell’avviso, sinceramente non avevo fatto caso che la redazione ci aveva nominati.

    Ti volevo suggerire, se vuoi, di visitare il blog di un mio amico che l’ha aperto da pochi giorni. Alla sua maniera sta facendo la spiegazione della Divina commedia e anche lui scrive.

    http://dariobellandi.myblog.it

    Ciao, un abbraccio!

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