Come la merla (2 di 2)

Albero con neveIl giorno seguente fu svegliata da un sole luminoso ma pigro, che nonostante fosse già alto nel cielo sembrava rifiutarsi di scaldare l’aria. Da dietro i vetri della finestra vedeva il vento soffiare furioso, quasi attaccare i passanti avvolti in pesanti cappotti, sciarpe, cappelli. Già, i passanti: quante volte insieme a lui erano rimasti seduti ad un bar a guardare la gente passeggiare, commentando questo o quel vestito, questa o quella coppia. Coppia: la parola le suonò strana, come se non potesse più pronunciarla ora che era rimasta sola, termine riservato ad un élite ristretta e felice.
Buttata sul divano con la televisione accesa, trascorse l’intera seconda giornata di ferie – era paradossale definire così quel periodo – a pensare al passato, senza toccar cibo. A sera, quando per la prima volta si guardò allo specchio, notò gli occhi incredibilmente rossi, le occhiaia, il viso pallido. Non si era truccata quel giorno, non si era nemmeno tolta il pigiama da dosso. E se tutti i giorni di festa li avesse trascorsi così, sola, a piangere e rimuginare sul tempo andato?
Venne il 31 Gennaio e fu svegliata dal campanello che bussava forte. Solo allora ricordò di aver lasciato il cellulare spento e il telefono fisso fuori posto. Al computer non si era proprio messa: niente Facebook o Skype. Forse si trattava di qualche amica che voleva sentire come stava. Preferì evitare di rispondere, e si ficcò con la testa sotto le coperte finché il fastidioso suono metallico non cessò del tutto.
Come era accaduto che si ritrovava a nascondersi dal mondo? Come si era ridotta a trascorrere le ore in pigiama a piangere e disperarsi? Come era potuta finire la magia che credeva sarebbe durata per sempre? Perché era stata costretta a ritirarsi in una protratta solitudine? Come la merla, pensò, ma non per il freddo, bensì per l’amore.
Amore, amore: tanto desiderato eppure tanto detestato, tanto cercato e tanto sfuggito. Fuori, a giudicare dalla quantità maggiore di neve ammassata sul ciglio della strada e dal numero sempre più scarso di passanti, doveva fare davvero freddo. Ma anche il suo cuore era freddo, chissà quando lo avrebbe potuto riaccendere.
Carla si mise a guardare vecchie foto. Se non le avesse avute sulla cornice digitale in salone non sarebbe riuscita a resistere alla tentazione di strapparle. Vedere il proprio volto sorridente, per nulla turbato, la faceva star male, e parecchio. Quando venne sera non accese la luce. Restò a guardare senza attenzione le foto che ossessivamente venivano riproposte dall’apparecchio e che debolmente illuminavano la grande e fredda stanza.

Il mattino seguente sorprese la ragazza addormentata sul divano. Si stiracchiò infreddolita e tolse la spina della cornice, un po’ stizzita. Era giunto febbraio, ma sembrava che per lei nulla fosse cambiato. Quando già si preparava a vivere una nuova giornata di pianti e apatia, la vide. Una merla si posò sul davanzale esterno della sua finestra. Sì, la leggenda diceva che dopo tre giorni di clausura l’uccello uscì dal suo rifugio e volò via, completamente nero a causa della fuliggine. Ma quanto era bella e nobile, sola con i suoi uccellini senza bisogno di qualcuno accanto. La merla aveva vinto il freddo, pensò, ed era passata a trovare lei, che non aveva ancora vinto il suo mal d’amore.
Sorrise, poi andò a vestirsi.

Come la merla (2 di 2)ultima modifica: 2012-01-31T10:00:00+00:00da carminedecicco
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3 pensieri su “Come la merla (2 di 2)

  1. … e fuori ricominciava una nuova vita. 🙂
    Bello, ma… ho trovato un piccolo errore, sicuramente di distrazione, ma non so se posso dirtelo… ma sì te lo dico… siamo o non siamo amici? Allora te lo dico per fartelo correggere. 😀

    E se tutti i giorni di festa li “avrebbe” trascorsi così…………. “avesse”

    Scusa, ma è stato più forte di me e perché non avrei dovuto dirtelo?

    Un abbraccio Carmine e non è una rivendicazione perché non sei venuto alla fiera eh! ahahah!

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