Il passaggio – 10 racconti x 10 paesi

 

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“Il passaggio” è un racconto che dura il tempo di un viaggio in auto, fatto a velocità sostenuta, tra l’altro, vista la potenza sulla quale la Bmw del protagonista può contare. Questi, uno scrittore che un tempo era costretto a fare l’autostoppista ma che ora se la passa decisamente meglio, decide di far salire a bordo della sulla sua nuova vettura un uomo appiedato. Inizia così il racconto, il quarto della serie “10 racconti x 10 paesi”. Lo spazio della narrazione è limitato, l’abitacolo della vettura, il numero dei personaggi anche: c’è il conducente, il passeggero e un’altra figura, come tra poco si vedrà. Il passeggero sembra davvero un topo, è vestito di grigio e può essere solo o un uomo mediocre e inoffensivo uomo oppure un individuo losco, di cui non ci si può fidare. Ma la prima ipotesi è presto smontata: il passeggero confessa di essere uno specialista. Di cosa, lo si capirà alla fine del breve racconto, caratterizzato da un finale a sorpresa, come il resto degli scritti appartenenti alla stessa raccolta dello scrittore inglese Roald Dahl, “Storie ancora più impreviste”. Dahl è uno scrittore di opere per ragazzi, dalle quali talvolta si è ricavato anche un film, come ad esempio “Matilda 6 mitica” e “La fabbrica di cioccolato”, ma egli ha anche scritto racconti come quello in questione, racconti per i più grandi, che partono da situazioni reali e banali se vogliamo, per poi assumere dignità grazie al classico imprevisto. L’imprevisto è come una porta aperta che consente il transito dalla realtà a qualcosa d’altro, che definiremo letterarietà, intesa come possibilità di far parte di una storia e quindi della letteratura. Qui l’imprevisto è l’arrivo di un poliziotto (ecco il nostro terzo personaggio!) che intima al protagonista di fermarsi e lo multa per eccesso di velocità. Un gran bel guaio. Ma c’è qualcosa di ancor più sorprendente a chiusura dello scritto: il passeggero, un dìtafo, ossia un esperto delle dita, capace di rubare tutto senza farsi beccare, ha rubato all’agente di polizia il libretto delle multe e il taccuino degli appunti. Niente contravvenzione insomma, solo un’altra avventura da raccontare per il conducente. Non forzo troppo la lettura se evidenzio una certa complicità tra lo scrittore e il ladro. Il primo non si scandalizza troppo per il lavoro del secondo, questi mostra di essere una sorta di gentiluomo, un mezzo Robin Hood, che ruba solo ai ricchi (senza però dare ai poveri!). Che l’autore ci stia dicendo che chi scrive, in fondo, non è altro che un ladro? Beh, in effetti chi impugna la penna o batte i pulsanti della tastiera non fa altro che mettere per iscritto (quanto mi piace utilizzare la i prostetica!) ciò che gli accade intorno, ciò che vede, ciò che gli è raccontato. Un ladro di esperienze, storie, immagini altrui, insomma. Un ladro a cui non dispiace esibirsi per mostrare la propria bravura, un po’ come il passeggero che a un certo punto prende a dar dimostrazione della sua capacità lavorativa. Sì, lo scrittore è un po’ ladro, ma lui, di Robin Hood ha tutto e anche di più. Ciò che ruba non lo porta via a nessuno, lo dona soltanto a tutti (ricchi compresi) sotto nuova forma, sotto nuovo aspetto, creando opere che poi, a loro volta, potranno essere rubate, nel senso di interiorizzate o riscritte, da altri autori-ladri come lui.

 

Il passaggio – 10 racconti x 10 paesiultima modifica: 2012-02-25T10:52:17+00:00da carminedecicco
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