La festa di Halloween

 

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La stanza straripava di addobbi: su ogni mensola e mobile vi erano fantasmi, zucchette e streghe portacandele che proiettavano nella penombra della camera inquietanti ombre sui muri. Si sentiva un intenso odore di cera a causa di tutte le piccole fiammelle che ardevano sulle candele. Festoni e scheletri pendevano dal soffitto e dalla rampa di scale che serviva a salire al piano superiore, completamente immerso nel buio. Una musica flebile proveniva chissà da dove. La tavola era apparecchiata con una tovaglia popolata da zombie e lapidi. Sopra di essa bicchieri neri e arancioni erano sistemati con cura. I piatti alternavano i due stessi colori, i fazzoletti, invece, erano di un intenso rosso sangue. Un grosso piatto era pieno di patatine, un altro, ben più piccolo, di arachidi. Non c’era più nulla sulla tavola: i ragazzi erano usciti a comprare le pizze, ma il pezzo forte della serata era conservato in frigo: la Pan di Stelle di Anna era generosa come al solito, e prometteva di essere buona come sempre.

«Quanto tempo ci hai messo per prepararla?» le domandò incuriosita Luisa.

«Più o meno mezz’ora» rispose Anna mentre andava alla porta per vedere chi avesse appena suonato il campanello.

«Ciao Federica». La giovane ricambiò il saluto, poi chiese dove fosse il suo fidanzato.

«Con gli altri, a prender le pizze!».

«Ma come mai sono andati tutti insieme?» domandò Anita che, dopo aver finito di osservare con attenzione tutti gli addobbi della casa, si era avvicinata alla porta insieme a Luisa per salutare la nuova arrivata.

La risposta alla domanda era ovvia: dovevano commentare i risultati del fantacalcio e poi di sicuro avrebbero telefonato a Francesco, un po’ per salutarlo, un po’ per prenderlo in giro a causa del suo ostinato rifiuto di festeggiare Halloween. Ogni anno cercavano di convincerlo a trascorrere con loro la notte del 31 ottobre, ma no, non è una festa italiana, perché dovrei cedere a questa moda americana, era la sua solita risposta. E così né lui né Marica avevano preso parte a quella festicciola casalinga.

Le quattro ragazze dopo i saluti si sedettero sugli accoglienti divani al centro della stanza e cominciarono a parlare del più e del meno, interrompendosi solo per prendere qualche patatina o bere un po’ d’acqua.

«Certo che questa musica sta diventando un po’ inquietante» esclamò a un tratto Anita, che fin da quando aveva messo piede in quella casa aveva tentato di scoprire dove fosse nascosto lo stereo dal quale partivano le note a tema.

In effetti le canzoncine che inizialmente avevano fatto da sottofondo alle chiacchiere delle ragazze erano state sostituite da brani molto meno tranquilli. Anna, che aveva allestito la compilation della serata, non riconobbe assolutamente il motivo che suonava in quel momento, e le bastò poco per capire che il cd che stava girando nel lettore non era affatto quello preparato da lei.

«Ma com’è possibile?» chiese scettica Luisa, mentre Federica quasi allo stesso momento accusò l’amica di voler far loro uno scherzo. Anna, a dir la verità, non badò troppo alle parole delle altre, e si diresse verso il luogo dove lo stereo nascosto suonava a basso volume. Anita intuì che la ragazza non stesse scherzando, visto che fino ad allora aveva fatto di tutto per celarne l’esatto nascondiglio.

Liberato lo stereo da ciò che lo nascondeva, Anna aprì il lettore. Non riuscì a trattenere un’esclamazione a metà fra stupore e paura non appena vide che il cd che lentamente smise di girare era del tutto diverso da quello che aveva sistemato nell’apparecchio musicale, prima che giungessero le amiche. Completamente bianco quello, nero con macchie di sangue questo.

«Uno scherzo idiota dei ragazzi» convennero le ragazze, sebbene non del tutto convinte. Sembrava che qualcuno avesse operato una sostituzione mentre erano distratte.

«Ascoltate» disse improvvisamente Luisa, con fare agitato. Ora che la musica aveva smesso di suonare si riusciva a distinguere un rumore proveniente dalla porta d’ingresso. Era come se qualcuno stesse trafficando con la serratura, cercando di aprirla.

«Ragazze, non ci impressioniamo». Anita completò l’invito con la proposta di accendere la televisione, per aver maggior compagnia. Ma il rumore proseguiva, e sembrava quasi farsi più intenso. Federica accese allora la luce all’ingresso. Il rumore si arrestò improvvisamente.

«Qualche bambino che tentava uno scherzetto» spiegò la ragazza.

«Ma non ci hanno chiesto prima i dolcetti» protestò Anita, che girò lo sguardo alla busta di caramelle e cioccolatini sistemata accanto all’ingresso. Era stata preparata per soddisfare le richieste dei piccoli in maschera che la notte di Halloween, ormai anche in Italia, andavano in giro a recuperar leccornie o architettar monellerie. La busta tuttavia era sparita. Con un’espressione di spaventato disappunto la ragazza indicò il luogo che avrebbe dovuto custodir la riserva di dolcetti. Le altre seguirono il suo braccio, ma Luisa fu pronta a trovare una spiegazione: «L’avranno portata via i ragazzi!».

«Che stronzi. Eppure gli avevo detto che serviva qui a noi».

«Speriamo almeno non la finiscano».

«Non lo faranno».

Le ragazze sussultarono al sentire questa voce che fino ad allora non aveva mai parlato. La conoscevano bene, certo, ma non si aspettavano di sentirla quella sera.

«Marica?» chiese incerta Federica. Non ottenne risposta, cosa che contribuì ad inquietare le quattro. Anna si diresse verso il centro della stanza per recuperare il proprio cellulare e avvisare il fidanzato di quanto stava succedendo, ma si arrestò a metà strada. L’allarme della casa affianco cominciò a suonare: il rumore metallico del dispositivo straziò il silenzio della notte. Anita, che nel frattempo aveva preso il telecomando, accese il televisore, cercando da lui una tranquillità che non ebbe.

«Dannata parabola» protestò Federica, che più volte aveva visto quello schermo completamente blu con un avviso bianco comunicare che non era possibile trovare il segnale.

«Succede tutto stasera!».

«Sì». Questa volta la paura che provarono le quattro fu ancora maggiore. Il cuore batteva forte a tutte: la voce di prima era tornata a parlare, e con un tono ancor più cattivo.

«Marica?» ripeterono, stavolta con maggior forza.

«Sì?». Nello stesso momento in cui la misteriosa giovane rispose si sentì un urlo proveniente da fuori.

«Che succede? Basta con questo scherzo!».

«Oh, ma io non sto affatto scherzando».

In quell’istante la porta si aprì. La luce proveniente da fuori illuminò la figura di un ragazzo, ma non era nessuno dei quattro che era uscito a comprare le pizze. Era Francesco, ed era sporco di sangue. «Stanotte avrete per davvero la vostra festa di Halloween» dichiarò ghignando.

«E la smetterete di prenderci in giro». Dette queste parole anche Marica uscì allo scoperto. «Per sempre» aggiunse, mostrando il coltello che fino ad allora aveva tenuto nascosto dietro la schiena. Le altre urlarono, ma nessuno poté sentirle e correre ad aiutarle.

La festa di Halloweenultima modifica: 2012-10-30T15:58:44+00:00da carminedecicco
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Un pensiero su “La festa di Halloween

  1. Ciao Carmine, ti rileggo volentieri dopo tanto tempo! Molto cinematografico questo racconto, un cortometraggio perfetto… forse bisognerebbe festeggiare ogni ricorrenza con meno superficialità, sai, onde evitare…

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