Il cimitero delle fontanelle

 

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Chi nel tardo pomeriggio voleva fare qualche ‘mbasciata a Concetta sapeva sempre dove trovarla. La donna ogni giorno, infatti, non appena il sole si abbassava dietro alle alte case dei quartieri, andava al cimitero. Lo sapeva tutto il Rione Sanità, tant’è vero che nessuno mai, giunta proprio quell’ora, passava da casa sua. Andavano direttamente al camposanto a dirle questo o quello. Dovendo essere sinceri, però, non è che chissà quante persone cercassero Concetta. Qualche visita la riceveva di mattina, quando il postino le portava una bolletta o un’ingiunzione di pagamento, oppure quando donna Carmela o zia Nanninella la passavano a trovare e prendevano il caffè insieme facendo quattro chiacchiere. A mezzogiorno era lei a uscire di casa: andava dalla sorella e dopo che i rintocchi di Santa Maria della Sanità erano terminati cominciava a dire il rosario.

Così era organizzata la mattina di Concetta, Cuncettin per le donne più anziane. Non sposata, senza più un lavoro, la donna aveva una vita poco movimentata, eppure, giunto il tramonto, si recava quotidianamente al cimitero a raccontar quel che le era accaduto al teschio che aveva preso in adozione. Lo lucidava ogni volta, gli accendeva il lumino davanti e gli mormorava qualche Eternoriposo. Poi cominciava a parlargli; gli dava del voi, pure se era in confidenza. La sua immaginazione, resa più fervida dalla solitudine, lo dipingeva come un maestro, nu maestr ‘e scola, come diceva lei.

Concetta da giovane voleva fare l’insegnante. Ma i soldi per pagare gli studi i suoi non li avevano, e così era finita a fare la sarta, come la mamma e prima ancora la nonna. Glielo aveva raccontato più volte a Matteo, mentre sedeva accanto a lui con lo sguardo perso nel vuoto: aveva davanti agli occhi centinaia di altri teschi, lumini, teche, fiori, ma in realtà guardava nel suo passato, nei sogni non realizzati. Chissà, si domandava a volte, se anche per i sogni infranti esiste un cimitero: delle buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno, ma i sogni non realizzati, dove stanno? Una volta lo aveva chiesto pure a Matteo, ma lui non le aveva risposto niente. Già gli chiedeva troppe cose, era vero, però le cure che gli prestava, la compagnia che gli teneva, e le tante preghiere che avrebbero dato refrigerio all’anima sua purgante pareggiavano le richieste che gli rivolgeva: ‘na fatica, ‘nu par e nummere da giocare al bancolotto. Poi c’era pure un’altra cosa che voleva, ma era troppo scornosa per domandarla. Matteo era una persona seria e rispettabile, e poi…Concetta sapeva di avere una certa età, ma non aveva mai smesso di desiderare un uomo accanto a sé. Pure solo così, per compagnia.

No, quello non glielo poteva chiedere, ribadì Concetta dopo averci meditato tutto un pomeriggio. Basta, la questione era chiusa, insisté con se stessa la donna alzandosi e dando un’occhiata da lontano al teschio. Sì, aveva fatto proprio un ottimo lavoro: era lucido lucido, pronto a far bella mostra di sé per il giorno dei morti. Concetta sorrise, disse un’ultima preghiera, poi si avviò verso casa.

Il cimitero delle fontanelleultima modifica: 2012-11-03T18:55:40+00:00da carminedecicco
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