VI – Il ritorno del vecchio sovrano

Ecco il 6° capitolo de “Il Ciclo del Re di Pollena“. Gli eventi questa volta sono vissuti indirettamente, attraverso le riflessioni di uno dei tre Consigliri del Viale, che apprendiamo avere una grossa passione per la storia. Nei suoi appunti c’è spazio per il ritorno del vecchio sovrano di Pollena, che conferma il proprio sostegno a Re Davide.

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Nello stendere la sua relazione sugli avvenimenti di quei giorni, il Consigliere si trovò di fronte ad un vero e proprio grattacapo: non sapeva come cominciare e come sistemare gli appunti che settimanalmente aveva l’abitudine di scrivere. Il Consigliere, infatti, tra i suoi tanti interessi, era anche un amante della storia, un vero e proprio storico stando alle parole del Re di Pollena, e aspirava, una volta abbandonata la politica, smessi gli abiti istituzionali e ritiratosi a vita privata, a scrivere un monumentale resoconto che ripercorresse nel dettaglio gli anni della vita del regno pollenese durante i quali egli stesso aveva rivestito incarichi ufficiali. Sentiva quella passione un po’ come una vocazione, un compito al quale era impossibile sottrarsi. Si ispirava agli storici latini, soprattutto a quelli che con parole solenni e misurate avevano dipinto le fosche giornate della Roma tra fine Repubblica e inizio Impero: Sallustio e Tacito su tutti.

Chissà, si domandò a un tratto, se anche loro hanno mai avuto le mie stesse difficoltà nel cominciare questo o quel paragrafo. Il Consigliere ritornò a pensare agli eventi recenti. Anzitutto il ritorno del vecchio sovrano, che aveva terminato il suo viaggio di rappresentanza tra Centro e Nord America e si era nuovamente accasato nella sua dimora pollenese. Altro avvenimento del quale sicuramente prender nota era l’incidente occorso alle ronde notturne e a cui a stento il generale I. era riuscito a porre rimedio. Non poteva, inoltre, non accennare all’attrito tra il sovrano e il conte A., e alla lite tra i tre Consiglieri, che aveva perfino rischiato di insinuare tra loro un contrasto insanabile.

Ad ogni modo, la conclusione dei suoi appunti gli era ben chiara: avrebbe raccontato la manifestazione popolare a sostegno del re, con la quale i pollenesi ringraziavano pubblicamente sua maestà per aver risolto il problema dei furti negli appartamenti grazie al controllo sul territorio garantito dalle ronde, le quali, dopo una prima, iniziale fase di rodaggio, avevano preso a funzionare bene e avevano più e più volte sventato i piani dei criminali fino a farli sempre più dissuadere dallo svolgere i loro loschi propositi. Quali migliori parole, poi, a chiusura del paragrafo, se non quelle del vecchio Re, che insistette per parlare alla folla riunitasi a manifestare a favore del sovrano? Il regnante che fu annunciò solennemente: «Il re ha fatto piangere i malviventi e li ha rispediti dalla loro mammina. Ha agito nel migliore dei modi, confermo la fiducia che ho riposto in lui». Sì, quella sarebbe stata davvero un’ottima conclusione, si disse il consigliere-storico. Con le idee solo parzialmente più chiare su come procedere, si alzò dal tavolo abbandonando le sue sudate carte e si accese un sigaro.

Chissà dove e come avrebbe inserito ciò che stava accadendo in quello stesso momento nel tugurio del viceré se solo lo avesse saputo. Qui i tre notabili con i loro uomini di fiducia erano riuniti in gran segreto per decidere come muoversi ora che il re aveva avuto successo contro il loro tentativo di screditarlo e sobillare la popolazione. Al cospetto dei congiurati vi erano anche gli uomini assoldati dal conte A. per l’infruttuosa missione e il capo di questi. Fu proprio lui che a un tratto parlò, ottenendo rapidamente il silenzio di tutti.

«Signori. Signori. È chiaro che la soluzione è una sola». Si fermò, come per assaporare il proprio potere nutrito dal silenzio e dalla trepidazione di quei nobiluomini e dei loro tirapiedi.

«Quale?» domandò il conte A. i cui occhi si strinsero con cattiveria.

«Bisogna uccidere il Re».

A quelle parole un mormorio intenso si diffuse per la stanza e arrivò perfino a coprire il rumore della porta che il duca sbatté con violenza quando abbandonò la riunione.

VI – Il ritorno del vecchio sovranoultima modifica: 2012-11-08T11:29:00+00:00da carminedecicco
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