Il mistero della masseria (II) – Il veglione di Capodanno

 

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Quando Luca salì a bordo si capì subito che aveva bevuto un po’ troppo. Salutò maldestramente il guidatore e l’altro passeggero, una ragazza carina con un cappello da Babbo Natale. Poi diede un bacio sulle guance anche alla sua fidanzata, nonostante fosse salita in auto insieme a lui.

«Ho una cosetta qui con me» confessò sorridendo.

Non fu necessario chiedergli cosa fosse: dopo qualche secondo reggeva con la mano destra fuori dal finestrino un grosso bengala. Gli altri protestarono, soprattutto Carlo, costretto a far retromarcia con quella fonte di luce che disturbava la visuale. Quando raggiunsero gli amici nell’altra auto fu chiaro che loro non erano messi meglio: Luigi lanciava dal finestrino piccoli botti in direzione dei nuovi arrivati, Antonio era impegnato a mangiare una cassata. Il solito ingordo.

«Andiamo?». Sì, andarono, e in pochi minuti raggiunsero quella che sarebbe stata la sede del loro veglione di Capodanno. Parcheggiare non fu facile, viste le diverse vetture già presenti e il poco spazio per sistemar quelle appena arrivate. Ma, con qualche manovra in più e a tutto svantaggio della percorribilità delle vie di fuga, alla fine le sistemarono alla meno peggio e salirono. Fin dalla stretta scala che portava alla mansarda sentivano la musica suonare forte e gli schiamazzi di chi alla festa c’era già arrivato. Bussarono il campanello e prima ancora di salutare il loro ospite si ritrovarono con in mano cocktail dai colori stravaganti e dal forte odore di alcol offerti da qualcuno che non avevano il piacere di conoscere.

Franco li accolse col sorriso sulle labbra, indicando loro dove riporre i soprabiti. La stanza era calda e stipata di gente. Su un grosso tavolo c’erano fette di panettoni e pandori, struffoli, mostaccioli e roccocò. Su un bancone vicino ad un cucinino numerosi bicchieri di plastica trasparente attendevano solo mani ritmiche che li afferrassero. Misture di alcolici fatte in casa da barman improvvisati. Sulle robuste mensole fissate alle mura giallo pastello erano sistemati piccoli babbi natali e stravaganti alberelli. In un angolo alcuni bambini giocavano tra loro cercando invano di richiamare l’attenzione dei genitori che per quella sera chiedevano soltanto di distrarsi: era o non era l’ultima notte dell’anno? Bisognava o no fare il veglione, restar tutta la notte svegli a cantare, ballare e divertirsi, nella speranza che i dodici mesi che si stavano aprendo fossero migliori di quelli appena conclusi?

 

Quando Antonio dichiarò di non poterne più di tutto quel cibo la festa poteva ben dirsi conclusa. Se una persona ingenua avesse guardato il tavolo delle vivande avrebbe pensato che un po’ tutti i presenti avevano contribuito a svuotarlo, ma non era affatto così. Mentre gli altri ballavano o storpiavano grandi successi musicali in un improbabile e brillo karaoke, il ragazzo dalla corporatura massiccia e dalla folta barba nera era rimasto accanto ai dolci ingollandoli con calma e pazienza, ma in maniera inesorabile. Solo pochi erano sopravvissuti alla sua furia divoratrice, sentenziò Luca. Poi, dopo aver ringraziato i suoi ospiti salutò Franco e le persone già note o appena conosciute con le quali aveva condiviso il Capodanno e seguì i propri amici ridiscendendo la scala che cinque ore prima aveva percorso in senso opposto.

Dovendosi separare, prima di salire nelle rispettive auto, i giovani si salutarono. Carlo riaccompagnò a casa Luca e la fidanzata, quindi rimase una mezzoretta solo con Francesca: si scambiarono baci e carezze, si confessarono i buoni propositi del nuovo anno, invitandosi reciprocamente a non tradirli.

Il sole era già sorto quanto il ragazzo accompagnò a casa la fidanzata. La salutò con affetto, poi andò a far inversione dove l’aveva fatta quando era passato a prenderla. Fu allora che, notando l’imponente cancello rosso che delimitava l’ingresso alla masseria chiuso, gli tornò alla mente quanto di strano aveva visto prima: l’accesso alla vecchia masseria era stato aperto. Sentì nuovamente una forte attrazione per quel mistero che si infittiva, ma Carlo era troppo stanco per pensarci in quel momento: si appuntò mentalmente di dover provare a capire meglio la faccenda e sbadigliando si avviò verso casa, dove lo attendeva un comodo letto inviolato da quasi ventiquattro ore.

Il mistero della masseria (II) – Il veglione di Capodannoultima modifica: 2012-12-31T12:42:00+00:00da carminedecicco
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