Il cero del giorno dei morti

Arde nell’urna piccina   il cero del giorno dei morti:   saluta con la fiamma leggera,   protetta dal vento e dall’acqua,   le anime dei trapassati   che vanno vagando di notte   tra le strade deserte e affogliate.       Arde nell’urna piccina   il cero del giorno dei morti:   consuma se stesso pian piano,   … Continua a leggere

È tardi

  È tardi per scrivere; è tardi per comporre versi, per dipingere sogni e illuminare speranze; è tardi per la metafisica e la critica alla ragion pura; è tardi per guardare fuori dalla finestra prati immensi e cieli annuvolati; è tardi per indignarsi, per lamentarsi, per darsi da fare.   È tardi per pentirsi della strada scelta.    

Debolezza

  Flebili sussurri come rituali cetre cullano l’aria accidiosa e viola.   Molli invano le mani tendono ad invisibili lacci, poi si abbandonano alla paradisiaca voluttà del nulla.     Fragili le gambe si flettono sotto il peso di impegni dall’identità sfuggente.     E tutto si scolora, tutto tace nell’esasperante e splendido tramonto della memoria.

Dopo un ritorno

  Carte francesi, napoletane. E le immancabili Uno. Settimane enigmistiche insabbiate e stropicciate, due racchette in legno – tre euro – consumate dall’acqua, lattine vuote di tè, buste di patatine, versi scritti ai margini di quotidiani sportivi, un materassino giallo. Romanzi di Melville e Tolkien. Tutto giace in disordine nel cofano della Brava insieme al telo mare di Corfù, ormai … Continua a leggere

Versi per Montale

  Eco flebile sul ciglio di una pozza di acqua e di fango questo altro non resta ormai dei miracoli tuoi. L’altrieri furono abbattuti gli ultimi limoni: non occhi non sguardi niente a quello specchio da opporre. Sicché noi sagome d’avorio da una retta ed inconsulta fiamma saremo arsi senza che metafora o divinità ci salvi.