Pater Familias – recensione

Pater Familias è la storia di una crisi, la crisi dell’istituzione familiare, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Al centro del film vi è l’assenza della figura maschile del padre, l’assenza della cultura, della speranza. E’ un film senza speranza, Pater Familias, che dipinge gli orrori della periferia napoletana, orrori uguali a tanti altri orrori lontani nello spazio, lontani nel tempo. Un giovane ragazzo, Matteo, torna dal carcere provvisoriamente per sistemare delle faccende legate al padre, e durante le sue passeggiate per quelli che furono i luoghi della sua non-infanzia rivive scene di vita sua e dei suoi compagni, storie distruttive senza lieto fine, con morte, carcere o dannazione perpetua come unico epilogo. Il protagonista rivive il dolore immutabile ed ineluttabile dei suoi luoghi, della sua gente, della sua città, città in cui l’ignoranza – come sostiene una suora in una scena del film – fa più morti di tutte le guerre, di tutte le epidemie. E se l’ignoranza trionfa, la salvezza non è possibile se non per i singoli. Matteo e la sua amata alla fine della pellicola sembrano andare incontro ad uno scioglimento felice, che comporta però l’allontanamento dai luoghi d’origine e la reclusione in ambienti chiusi, il carcere per il ragazzo, un monastero per la ragazza. Chiesa e Stato possono aiutare qualcuno, ma non certo la massa, il popolo, per il quale non c’è salvezza, per il quale non c’è redenzione e resta così sul palcoscenico di un insensato e interminabile dramma, a vestire ad un tempo la parte della vittima e del carnefice. Non c’è soluzione per il male messo in scena, il regista esordiente Francesco Patierno non propone nulla, fa solo vedere scene di vita quotidiana, di violenza perpetua, di dolore, incomprensione, insensibilità. Lo fa attraverso scene crude e dal colore livido, che non sconcertano perchè indugiano su sangue, percosse o omicidi, ma perchè inquadrano la sofferenza, la sofferenza di ragazzi senza famiglia degna di questo nome, di donne vessate, maltrattate, eppure sempre pronte a piegarsi e mai a ribellarsi. La inquadrano in scene viziate da rumori e voci di sottofondo per dare ulteriormente l’effetto di verità, alla quale contribuisce anche il diletto napoletano stretto – il film è sottotitolato in italiano, il che ricorda un po’ i film del Neorealismo – e i dialoghi in alcuni casi appena udibili. Gli attori sono in buona parte non professionisti, le comparse sono persone normali che giravano per Caloria – luogo dove il film è stato girato – ignare della presenza delle telecamere. Sono emblematiche anche le loro reazioni a scene di fiction che loro credevano reali. Un film forte, insomma, che mostra glia ambienti dove la criminalità e la camorra trovano humus per prosperare e diffondersi divorando le anime vuote di giovani senza speranza.

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Pater Familias – recensioneultima modifica: 2009-04-27T19:17:00+02:00da carminedecicco
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