Lo Sla-Mori

Il racconto che segue nasce dal riadattamento letterario di una sessione di D&D. Hanno collaborato quindi il master Francesco e Luigi, nei panni del valoroso Valian.

 

 

«Ooops!». Si girarono tutti, improvvisamente, al grido di meraviglia mista a sorpresa del giovane kender. Fecero appena in tempo a vedere la sua sagoma alta non più di un metro e venti scivolar giù per una botola apertasi nel pavimento: nella sua esplorazione tattile evidentemente Flik aveva attivato un qualche congegno che aveva fatto aprire il pavimento. Tutti repentinamente si affacciarono verso il basso, cercando di scorgere nell’oscurità il corpo del loro compagno. Questi, per nulla provato dalla caduta, senza rispondere ai richiami degli altri che cercavano di sincerarsi delle sue condizioni, accese una piccola lanterna estratta da una delle sue pesanti bisacce, e prese ad osservare con attenzione la stanza nella quale era precipitato.

«Dannazione, kender, stai bene?» gli urlò tra le tenebre Mikal, l’acquisto più recente del gruppo, che evidentemente ancora non si era abituato al carattere del giovane Flik.

La sua domanda riempì lo spazio semivuoto di quella struttura delimitata da possenti pareti, ma per tutta risposta l’amico, dal basso, gridò loro di scendere:

«È così interessante qua sotto!».

 

Dal tono della voce si arguiva che era raggiante, che fremeva dalla voglia di esplorare ciò che incautamente aveva scoperto. Enim capì che non c’era verso di farlo aspettare, l’unica soluzione era scendere velocemente giù. Lo fece, seguito dai due elfi, Valian e Leir, e infine da Mikal, estremamente riluttante ad andar dietro ad un kender nelle sue strampalate avventure.

A parte la lanterna accesa da Flik, che schiariva in maniera irregolare e suggestiva il nero del luogo, non c’erano altre fonti di luci. Il posto aveva un aspetto solenne, un che di magico emanavano le mura che circondavano quella stanza nascosta sottoterra. Il primo a notarlo fu Leir, apprendista mago, che prese a scrutare con attenzione ogni particolare.

«Fermi tutti!» intimò il giovane, indicando dei caratteri elfici impressi su uno dei muri. Annotò i grafemi sul suo libro che custodiva gelosamente, mentre Flik, vedendolo prendere appunti, volle emularlo e prese da una borsa una delle sue famose mappe, cominciandovi a scarabocchiare sopra. Mikal sbuffò, invitando gli altri a proseguire.

Camminavano in silenzio tra le pareti che sembravano essere millenarie e, suntuose e maestose, incutevano rispetto e timore. Leir era estasiato per l’emozione che lo avvolgeva, riusciva a percepire la magia che traspirava da quel posto, che sempre più si mostrava vasto ed intricato.

 

Logicamente la regola del silenzio non valeva per Flik, che trotterellava come un ossesso, sperando con tutto il cuore di incontrare un ragno enorme o qualche altro mostro del genere. Proprio non riusciva a tenere per sé i propri pensieri, e le raccomandazioni di Valian, i suoi inviti per farlo star zitto, non sortivano effetto alcuno, visto che anche quando il kender taceva per un raro e troppo breve momento, la sua presenza era annunciata a miglia di distanze dal contenuto delle sue bisacce che, ad ogni passo del loro proprietario, urtavano l’una contro l’altra.

«Una buona volta, fa silenzio!» gli disse inviperito Valian.

«Insomma, che paura hai? Se c’è qualche nemico non dobbiamo coglierlo di sorpresa, alle spalle, ma annunciare la nostra presenza, in modo che si prepari ad uno scontro leale».

Enim non potè fare a meno di sorridere, soprattutto quando notò l’espressione sconsolata dell’elfo.

Dopo diversi passi percorsi in compagnia del loro stesso rimbombo, i cinque giunsero in un’ampia stanza. Era stranissima, senza pavimento né soffitto, ma murata ai quattro lati. Sotto ai loro piedi vi era del terreno, così come sulle teste dei giovani altro terreno era tenuto a freno dalla radice di quella che doveva essere un’enorme pianta che svettava su chissà quale paesaggio, all’esterno.

 

«Sla-Mori!!!» gridò Leir con gioia, osservando da vicino le rune incise su ognuna delle quattro pareti. Enim, Valian e Mikal, troppo impegnati a capire la fisionomia del luogo non avevano ancora notato le scritte, a differenza di Flik, che iniziò a narrare una lunghissima storia di un imprecisato zio che durante la sua frenesia aveva incontrato durante un viaggio in un non meglio specificato paese qualcosa di vagamente simile alle rune.

Gli altri, fingendo di prestare attenzione al kender, aspettavano che Leir finisse il proprio lavoro di studio e comunicasse loro ciò che aveva scoperto.

Passò più di mezz’ora, durante la quale Flik, annoiato, abbandonò la storia dello zio e, frustrate le speranze di affrontare qualche mostro, chiedeva impazientemente di uscire.

 

«Allora – iniziò il giovane apprendista – siamo di fronte ad uno Sla-Mori, un passaggio per giungere a Qualinost, la mia città natale. Il mio popolo ne costruì diversi nel corso dei secoli, anche se trovarne uno quaggiù mi sembra strano. Tuttavia, dai libri che ho letto in questi giorni, ho appreso che alcuni maghi tra cui Jalas Rueshin stavano cercando di creare passaggi e particolari rituali proprio in queste terre».

Leir proferì queste ultime parole fissando Valian, poiché il mago che aveva nominato era suo padre. Il giovane Rueshin, al solito, mostrò indifferenza verso ciò che riguardava il genitore, e ciò fece irritare Leir, che reputava incomprensibile l’atteggiamento del compagno.

«Quando usciamo?» domandò il kender fra l’imbarazzato e teso tacere degli altri.

«Beh, come si esce da questo Sla-Mori?» chiese Enim all’apprendista, ricevendo un’alzata di spalle come risposta.

 

Mikal, pragmatico come sempre, propose di percorrere a ritroso il percorso, di risalire la botola e tornare nella grotta che avevano abbandonato per seguire Flik.

Questi, prima di rimettersi in marcia accompagnato dalla melodia delle sue cianfrusaglie, sentenziò che se mai un ragno avesse dimorato in quel luogo, certo sarebbe morto di noia.

Risaliti in superficie i giovani presero la decisione di scavare un po’ con le mani e un po’ con le armi un tunnel nella valanga di neve che ostruiva il passaggio verso l’esterno. Dopo diverse ore di duro lavoro furono di nuovo all’aria aperta.

Solinari era già alta nel cielo e illuminava un manto di neve meno folto rispetto a quello dei giorni precedenti.

 

 

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Lo Sla-Moriultima modifica: 2009-05-08T09:25:00+02:00da carminedecicco
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