L’invidia (capitolo II – parte seconda)

Autunno 11.jpg«Dannazione, ora mi alzo» si udì riecheggiare dalla camera: «ora mi alzo e sarò pronto, possibile che ogni santo giorno sia la stessa storia?».
Di lì a poco Finbar uscì e salutò lo zio, scusandosi per il ritardo.
«Gioventù d’oggi!» fu tutto quello che Finn disse prima di risalire sul proprio mezzo di trasporto. Frustò le due bestie ed intimò loro di partire: a Laghtbaun certo non ci sarebbero giunti restando fermi. Finbar vide il carro ripartire alzando polvere rossiccia nell’aria umida. Sollevò gli occhi al cielo e osservò le nuvole nere coprire la volta e promettere pioggia. Si mise in cammino di lì a qualche minuto, sperando in cuor suo di ricevere un rimprovero non troppo severo dal signor McAleese. Il vecchio di sicuro lo avrebbe osservato torvo, gli avrebbe chiesto se gli sembrasse quella l’ora di presentarsi a lavoro, avrebbe imprecato dichiarando con veemenza di non riuscir proprio a comprendere i giovani moderni. Sperava però che il suo capo non fosse andato oltre quella tirata, che non avesse giurato di sottrargli i soldi del suo salario per il ritardo. Che avrebbe tardato, Finbar ne era certo. Si era svegliato tardi, ed era troppo poco riposato per permettersi il lusso di procedere a passo spedito lungo la strada che separava la sua casa dalla miniera di carbone presso la quale lavorava alle dipendenze del signor McAleese.

Sì, avrei fatto bene ieri sera a rincasare prima, pensò il giovane tra sé, mentre attraversava il piccolo ponte di legno scuro sul fiume. Però, continuò nel suo monologo, Neil certo non torna ogni sera. L’ultima volta che l’ho visto è stato dodici anni fa.Autunno 09.jpg
Il giovane rivide la scena dell’addio all’amico, che imbarcandosi a bordo della Red Flower abbandonava le terre che gli avevano dato i natali, le terre dei suoi genitori, dei genitori dei suoi genitori, le terre che nessuno aveva il coraggio di lasciare.
Eppure lui lo aveva fatto, si disse ammirato Finbar figurandosi dinanzi agli occhi il viso del giovane compagno che, dopo anni e anni trascorsi nel più completo silenzio, senza che uno straccio di notizia su di lui e sui suoi affari pervenisse al suo vecchio villaggio, presso i suoi vecchi amici, era tornato vestito di tutto punto alla miniera per chiedere a mister McAleese senza alcun timore reverenziale di poter abbracciare il suo carissimo – sì, ricordò Finbar con soddisfazione, aveva usato proprio il termine carissimo – amico Finbar Doyle. Poi, la mente del giovane ritardatario cambiò lo sfondo dei suoi rcordi, rapida come il mutarsi del tempo nel mese di marzo. Dalla polverosa miniera, all’accogliente sala della locanda. Lì, seduti ad un massiccio tavolo in legno, loro due insieme ad altri amici si erano riuniti la sera stessa del ritorno del figliuol prodigo, davanti a grossi boccali di birra scura e alle migliori patate speziate dell’intera contea. Quanto tempo erano rimasti lì a parlare, mentre la buona e fresca bevanda scendeva giù attraverso le gole degli avventori, che avevano bisogno di rinfrescarsi tra una parola e l’altra!
Anche se, a dir la verità, valutò Finbar, ieri più che altro ha parlato Neil. E come, poi. Del resto, è un uomo che ha fatto carriera, un uomo di carattere.
Ma quelle valutazioni furono interrotte dalla vista del signor McAleese. L’anziano uomo, basso di statura, un po’ largo di ventre e dalla folta capigliatura rossa, fissava il suo dipendente con le braccia incorciate sul petto e un’espressione tutt’altro che amichevole dipinta sul volto.

L’invidia (capitolo II – parte seconda)ultima modifica: 2009-10-02T09:00:00+02:00da carminedecicco
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