L’invidia (capitolo III – parte prima)

Riprendo la pubblicazione di una storia iniziata parecchio tempo fa, ma non ancora giunta a conclusione, sebbene nella mia mente l’intero svolgimento della vicenda sia ben delineato. In questo blog sono presenti anche i due precedenti capitoli: rispetto ad essi, tuttavia, qualche particolare è stato modificato. Tra qualche giorno pubblicherò il seguito del terzo capitolo. Buona lettura.

 

Corso principale.jpgQuel pomeriggio Neil indossava un elegantissimo abito di tweed su misura. Era diverso da quello del giorno precedente: di un colore meno acceso, più sobrio e tuttavia capace di sottolineare l’eleganza e la solennità di ogni passo che il giovane muoveva. Questi, nel suo incedere, si accompagnava ad uno spesso bastone da passeggio, lucido e nero. Il suo capo era coperto da un cappello beige che toccava, alzandolo verso l’alto, ogniqualvolta incrociava lungo la propria strada qualche giovane donna o qualche dama imbellettata. Procedeva sempre sicuro di sé, con un ampio sorriso stampato sul volto sbarbato. Queste passeggiate interminabili, in un senso e subito dopo in quello opposto lungo il corso principale di Laughbaum, impegnavano gran parte dei suoi pomeriggi, anche se non era raro trovare Neil seduto ad un caffè, in compagnia di un vecchio conoscente, o insieme a un nuovo amico.


Era un ottimo oratore: tutti ritenevano amabile conversare con lui. Raccontava sempre dei suoi ultimi anni trascorsi lontano dalla Patria, descriveva le città che aveva visitato durante i suoi viaggi nel Continente, forniva aggiornamenti sui suoi affari. Parlava con soddisfazione dei suoi meritati giorni di vacanza, dei quali aveva approfittato per tornare dopo una dozzina d’anni nella sua terra d’origine, per un soggiorno che sperava intenso, ancorché breve.

Talvolta, a coloro con i quali aveva un grado maggiore di confidenza, arrivava perfino a raccontare le proprie avventure galanti con questa o quella morigerata fanciulla o ricca signora. Con grosso compiacimento, confessava agli interlocutori la propria audacia, decantava la propria esperienza confrontando tra loro le proprie conquiste. Senza il minimo imbarazzo, si intratteneva nella descrizione dei particolari più piccanti, senza tuttavia mai cadere nel volgare o nell’inopportuno. Faceva battute al momento giusto e sapeva restare in silenzio ad ascoltare, quando necessario.


Era così soddisfacente la sua compagnia, che i più, dopo aver a lungo indugiato con lui, pretendevano con insistenza di pagargli il conto di tutto ciò che aveva consumato. Neil rifiutava, cincischiava, ma immancabilmente finiva col cedere quando l’alto si dichiarava offeso o rivendicava il diritto di essere ospitale con un giovane compaesano ritornato nel Paese dopo lungo tempo.


Quando il giovane non era seduto al caffè o non era a passeggio lungo il corso, si trovava in uno dei piccoli negozi che costeggiavano la via principale di Laughbaum, quella che dalla chiesa conduceva all’area destinata al mercato, rinomato in tutta la contea. Era frequente, infatti, che Neil varcasse la soglia di qualche boutique con l’intenzione di fare compere, anche se soltanto di rado ritornava in strada portando con sé qualcosa: difficilmente riusciva a trovare alcunché di soddisfacente per lui, abituato com’era a spendere nei più esclusivi atelier del Continente.


Eppure, quel pomeriggio, aveva trovato qualcosa: si trattava di un paio di guanti da gran signore, bianchi, molto eleganti. Erano da poco arrivati via mare, direttamente da Londra. Il signor McNohan, il proprietario della boutique di accessori alla moda, li aveva prenotati diverse settimane prima, pagandoli un bel po’, ma ne era valsa la pena perché erano stupendi e rafforzavano la sua convinzione: esporre in vetrina merce estera avrebbe fatto bene alla sua attività commerciale, permettendole finalmente di superare per volume di affari gli altri atelier della zona. Le cose, però, andarono diversamente rispetto alle previsioni e i guanti in vetrina rimasero ben poco: Neil, infatti, dopo aver letto le notizie più importanti del giornale del mattino sorseggiando tè nel suo locale preferito, passò davanti a quel negozio e, non appena scorse i guanti, si fiondò all’interno.Guanti bianchi.jpg


«Salve».

«Un attimo» rispose una voce indaffarata da dietro il muro che separava la stanza adibita alle vendite da quella che, probabilmente, serviva da deposito merci. Dopo qualche secondo comparve il proprietario.

L’invidia (capitolo III – parte prima)ultima modifica: 2010-10-07T17:53:00+02:00da carminedecicco
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