Dopo “La prova”

 

Il piccolo Jimmy riprese fiato. Chi mai avrebbe creduto che la sua prova di iniziazione sarebbe finita in quel modo? Insomma, aveva ascoltato storie di prove piene di rumori sospetti, strane ombre e inquietanti fruscii, ma un’avventura conclusasi con una fuga per l’intero villaggio, era una novità assoluta.

Meno male che aveva trovato una casa con le luci ancora accese!

Non appena nella mente già provata del piccolo maturò questa considerazione, questi fu invaso da una gran perplessità: timorosi com’erano, gli abitanti del villaggio non solo non uscivano in strada dopo un certo orario, ma addirittura spegnevano tutte le luci delle loro dimore, per evitare di disturbare gli altri e, così facendo, di suscitare la loro ira e i loro dispetti.

Soltanto una casa sembrava non adeguarsi a questa regola non scritta…

More.jpgJimmy si voltò di scatto, verso la finestra, e quel che vide non gli piacque affatto: la parte di strada sulla quale si affacciava, infatti, gli chiarì definitivamente che era proprio all’interno della “villetta delle more”.

Per un instante fu come pietrificato, poi prese a tremare.

Si voltò nuovamente, e cominciò a osservare l’interno di quello che doveva essere il salone della casa. La prima impressione che ebbe, fu quella della grandezza. Le pareti, i mobili, ma anche i quadri e i suppellettili, gli apparivano come sproporzionati: Jimmy si sentiva ancor più piccolo di quello che in realtà era.

Mentre fissava la propria attenzione su un inquietante quadro che centeggiava nella parete est della stanza, sentì il rumore di passi provenire dalla camera a sinistra.

«Sono perduto» gli uscì detto, con un’intonazione querula e infantile.


Cáel non riusciva a rassegnarsi all’idea: lui e i suoi fratelli erano stati visti mentre profanavano l’ultima tomba. L’ultima, dannazione. Quale sarebbe stato il partito migliore da prendere? Come sistemare la situazione? Queste domande, affollandogli la testa, gli provocarono ben presto una forte emicrania. Del resto, pagava anche lo sforzo fisico della corsa a vuoto.

«Possiamo seguire due strade» esordì Michan, che di certo prima di parlare aveva esaminato più e più volte l’intera faccenda tra sé e sé. «O torniamo al cimitero, completiamo il nostro lavoro, e consegniamo tutto alla fine del mese, come pattuito…»

«Oppure?» strillò Cáel per l’impazienza.

«Oppure cerchiamo di introdurci in quella maledetta casa e accoppiamo tutti quelli che troviamo».

I due si voltarono a fissare il giardino antistante alla dimora, coperto di innumerevoli rovi di more, che contribuivano a conferire alla casa un aspetto sinistro.

«Tutte le finestre sono chiuse, e oltre alla porta principale, al piano terra non ce ne sono altre».

Cáel e Michan si voltarono verso la voce senza volto che aveva parlato nel buio della notte. Senan doveva aver già compiuto il giro di perlustrazione intorno all’intero edificio.


Un inquietante cigolio rese palese che i passi di lì a poco avrebbero condotto qualcuno nella stanza. E quel qualcuno era il vampiro! Jimmy voleva scappare, ma era così spaventato che non riusciva a muovere nemmeno un muscolo. Il suo cuore batteva sempre con maggior forza, e lui temette realmente che d’improvviso gli sarebbe potuto uscire dal petto.

Poi, lo vide.

Da dietro la porta spalancata avanzò un uomo alto e magro, completamente vestito di nero. Aveva sulla mano sinistra un vassoio, sul quale veniva trasportata una tazza bianca. A Jimmy non servì chiedere o vedere il contenuto per capire cosa contenesse: tè.

«Bevi, ti farà bene» disse l’uomo con voce brusca, ma con modi gentili. Posò il vassoio sul tavolo al centro della stanza, e fece cenno al bambino di avvicinarsi. Questi poté vedere che accanto alla tazza c’erano anche dei piccoli biscotti rotondi. Ma non osò farsi più vicino.

«Fa come meglio credi» annunciò burbero l’uomo in risposta al silenzio del suo interlocutore.

«Perché ti inseguivano?».

Jimmy si chiese a che gioco stesse giocando quell’uomo. Lo fissò dritto negli occhi e vi lesse un’infinita tristezza. Certo, incuteva timore, ma a ben guardarlo non sembrava quel mostro che tutti dipingevano. Il vampiro, così lo chiamavano tutti. Viveva ritirato nella propria casa, senza mai uscire, senza mai evidenziare la propria presenza.

«Chi sei?» domandò infine.

«Che razza di domande. Il padrone di casa. Ora ti decidi a dare un nome al guaio in cui mi hai fatto cacciare?»

«Non…non sei un vampiro?» appena ebbe terminato la frase, Jimmy si pentì di ciò che aveva appena detto.

«È questo che pensate tutti voi di me?» chiese l’uomo dopo una breve esitazione. «Che assurdità!» aggiunse, con disprezzo.


I tre fratelli Reynolds si affrettavano a raggiungere la locanda appena fuori Glent presso la quale alloggiavano. Il vento aveva preso a soffiare con maggior impeto, e nella notte molte foglie danzavano basse, illuminate dalle poche stelle non ancora coperte dalle nubi che colonizzavano il cielo: si preannunciavano giorni di pioggia.

Il viaggio di ritorno, rispetto a quello d’andata, lo compirono con tutt’altro umore. E non solo a causa del nuovo carico di ossa che trasportavano. I tre avevano optato per tacere l’incidente occorsogli, ma non riuscivano a spegnere una leggera fiammella d’inquietudine e di vergogna per ciò che era accaduto: avevano fallito, in fondo.

Giunti in locanda, trovarono, contrariamente a ciò che si aspettavano, la porta aperta e il lume nella sala comune ancora acceso. Cáel guardò i suoi due fratelli con sospetto, poi si decise a entrare.

Sulla poltrona più vicina all’ampio camino che dominava la camera, sedeva Yorick.Locanda - sala comune.jpg

«Cosa ci fai tu qui?» chiese il maggiore dei fratelli.

«Che domande. Sono venuto a prendere ciò che mi spetta».

«L’appuntamento non era per oggi» si intromise Senan.

«Il mio padrone non ha potuto più aspettare» rispose con disgusto, gettando poi una busta a Michan, che non aveva ancora detto una parola. Questi la afferrò al volo e vi sbirciò all’interno. «Vado a prendere il resto del carico» aggiunse poi, mettendo la busta col denaro in tasca.

«Avete fatto un buon lavoro?» chiese il servo, con fare indagatore.

«Ottimo» mentì Cáel, mentre suo fratello Senan saltò il bancone per procurarsi una bottiglia di buon whisky.


Jimmy beveva la sua tazza di tè mentre sgranocchiava l’ultimo dei biscotti rimasti. Era seduto su una comodissima poltrona che il misterioso padrone di casa aveva avvicinato al tavolino al centro della stanza. A proposito, come si chiamava quell’uomo?

«Come ti chiami?».

«Boo» rispose l’altro, riemergendo per un momento dai propri pensieri. Un istante dopo, era di nuovo ad affrontare la propria catabasi. La storia che gli aveva raccontato il suo ospite aveva dell’incredibile. Era abbastanza sicuro che gli inseguitori di quello non avessero intenzione di entrare in casa, ma per ogni evenienza il fucile era pronto. Perché, non si stancava di ripetersi, quei tre stavano dissotterrando un cadavere? Aveva sentito solo in un’altra occasione di pratiche simili, e non si trattava affatto di una bella faccenda.

Del resto, un’altra questione tormentava l’animo e la mente di Boo: la pessima considerazione che l’intero villaggio aveva di lui. Un vampiro, figuriamoci. Che idioti. Ma, a ben riflettere, non poté non convenire che parte della colpa per lo spiacevole equivoco era anche sua. Sempre rinchiuso in casa, senza mai uscire se non di notte. Sempre fermo in attesa di qualcuno che mai sarebbe potuto tornare.

Sì, lui lo sapeva, ma aveva un’immensa paura di dichiararlo a voce alta, di ricominciare a vivere a partire da questa nuova consapevolezza. Temeva che se avesse fatto in questo modo perfino il filo dei ricordi che lo legava a lui si sarebbe spezzato.

«Perché te ne stai sempre rinchiuso qui dentro?» domandò infine Jimmy, dopo aver educatamente ingoiato l’ultimo boccone.

L’uomo lo fissò con uno sguardo trasognato: «non lo so più nemmeno io. Ma le cose cambieranno». Sì, ripeté in cuor suo. Cambieranno.


N.B.: Fanno parte della stessa storia anche: La prova e Durante “La prova”.

Dopo “La prova”ultima modifica: 2010-10-28T00:15:00+02:00da carminedecicco
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5 pensieri su “Dopo “La prova”

  1. perdonami se giungo solo ora a ringraziarti del tuo passaggio e delle tue bellissime parole ma sono stata assente per alcuni giorni.
    Ti ritrovo con piacere 🙂
    ora sono piuttosto di fretta quindi ripasso con calma a leggere questo post che sono certa merita una attenta lettura.
    Per ora un sorriso e un saluto
    :-)mandi

  2. ciao carmine un racconto che mi ha fatto tornare alla mente lontani episodi dell’infanzia, con situazioni emotive uguali suscitati da pregiudizi verso un comportamento umano riservato.
    ^__^
    un salutissimo e buone feste d’ognissanti di dolci “intrighi”
    ^__^

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