Folgorazione numero sei

Aspetto un treno che tarderà guardando la montagna maestosa e ferita ergersi sulle campagne colme di spogli scheletri: sembra abbracciarci tutti nonostante tutto, mentre su di lei il cielo lento diventa chiaro e le nuvole si colorano di un rosa accidioso. Sono avvolto dal freddo, tra immigrate dell’Est che parlano inconoscibili e magici dialoghi senza umore né tempo, un giovane che un attimo sì e l’altro pure tossisce i suoi mali stretto in un cappotto troppo piccolo e troppo leggero – personaggio degno di un romanzo di Dostoevskij – e il solito maledetto bellissimo angelo che mi accompagna ovunque vada. Mi appoggio ad un ombrello sperando di non doverlo aprire e mascherando una stanchezza che va presto via alla prima epifania di un sole rosso e freddo che sembra uscito da urli di pittori norvegesi, ma che è ancora capace di meravigliare mentre campane lontane prendono a suonare.

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Folgorazione numero seiultima modifica: 2011-02-01T22:52:45+01:00da carminedecicco
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4 pensieri su “Folgorazione numero sei

  1. E’ freddo come una lama questo racconto. Non in senso negativo ovviamente, ma perchè trasmette le sensazioni di una realtà fisica ed interiore, tipica di tanti attimi invernali, attraverso immagini dipinte con le parole. Egregiamente secondo me. Senza tralasciare di regalare un guizzo di calore nella parte finale. Credo che sia facile descrivere, si rischia di cadere nell’ovvio e nella banalità. Non è questo il caso. Mi piace!
    Ciao

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