Autunno portoghese (2 di 2)

 

Confortata da ciò la giovane si alzò dalla panchina sulla quale aveva trascorso più di un’ora e prese a percorrere stradine a caso, desiderosa di sgranchire le gambe e abbandonare dietro sé le ubbie che la accompagnavano da troppo tempo ormai. Le vie di Porto ora in salita ora in discesa erano già pronte per il buio che avanzava e sarebbe durato a lungo: i lampioni erano tutti accesi e coloravano d’ombra e di luce i marciapiedi e parte della carreggiata, le insegne dei negozi si illuminavano pigre, refrattarie al lavoro dopo tanto riposo. Marta non aveva un’idea precisa di dove stesse andando: del resto conosceva ben poco la città, visto che la maggior parte del tempo l’aveva trascorso o a setacciare i giornali alla ricerca di annunci di case in affitto, oppure nelle aule dell’Hospital Geral de Santo António.

Quella sera, alle 20:00, avrebbe dovuto incontrare donna Armanda, proprietaria di un appartamento in Rua de Breyner già abitato da tre studentesse, ma che era adatto anche ad ospitarne una quarta. Ma c’era tempo fino ad allora, ed ecco un altro motivo della passeggiata, così inusuale per una tipa sedentaria come lei. Inoltre voleva evitare di trascorrere troppe ore con i suoi compagni di avventura, i sei ragazzi e le due ragazze partiti insieme a lei per l’Erasmus. Tutti loro sembravano decisamente più avanti nel processo di ambientazione nella nuova realtà nella quale si erano calati. Ma davvero soltanto per lei era tutto così difficile? Forse gli altri fingevano, dissimulavano i loro reali sentimenti. Per lei, invece, era impossibile: si sentiva inutile perché non riusciva a seguire le lezioni nella nuova lingua, era nervosa perché vedeva la propria vita sfuggirle di mano, offesa da un amore che le aveva fatto soltanto male. Inoltre si sentiva in colpa perché in quei primi giorni di permanenza all’estero aveva speso molto di più di quanto si era prefissata: non voleva gravare eccessivamente sulle spalle dei propri genitori, quantunque non avessero problemi finanziari. E le amiche lasciate a casa, poi? Il rapporto con loro sarebbe rimasto uguale dopo un anno di studio fuori?

 

Troppe domande senza risposta, troppe preoccupazioni, ma soprattutto gravava su Marta l’insoddisfazione per come tutto era cominciato: aveva commesso l’ingenuo errore di credere che appena sbarcata in terra portoghese tutti i problemi che l’avevano assillata negli ultimi mesi sarebbero stati portati via da una folata di vento impetuoso, quello stesso vento che ora le sferzava il volto.

«Basta. Rinuncio!». Quando questo pensiero le si concretizzò nella testa si piantò improvvisamente al centro del marciapiede. «Vado via» aggiunse per dare maggiore forza al suo proposito. Ma si guardò intorno, e non riconobbe alcun punto di riferimento. Doveva essersi allontanata molto da Praça da Liberdade. Un po’ agitata, riprese a camminare a passo più spedito, in cerca di qualche indicazione per tornare indietro. Attraversò stradine e girò angoli, poi, la vide.

 

Si arrestò immediatamente dimenticando tutti i pensieri che fino ad un secondo prima rumoreggiavano nella sua testa. Si sentì invadere dalla calma mentre i suoi occhi ammiravano la Ribeira illuminata dalle luci della notte, che eleganti si riflettevano nelle acque del Douro. Dai locali che costeggiavano il fiume si diffondeva una musica dolce, come dolce era l’odore del Porto che empiva l’aria fresca. Il vento ora soffiava con calma, sembrava quasi accarezzare il volto di Marta. In lontananza poteva vedere auto disciplinate muoversi nella prima sera sotto la luce dei lampioni. Sotto uno di questi, danzava leggiadra una busta di plastica, in compagnia di qualche foglia rossastra. Sorrise, con la consapevolezza che sarebbe rimasta ancora un po’ in quella città.

Porto (248).JPG

Autunno portoghese (2 di 2)ultima modifica: 2011-10-10T22:59:10+02:00da carminedecicco
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