La cena di San Martino

Calice vinoAntonio guardò l’orologio da muro del soggiorno di casa e immediatamente scattò in piedi: si era infatti accorto che troppo tempo era trascorso dall’ultima volta che lo aveva fatto, e che le lancetta dei minuti aveva assunto una posizione ben diversa rispetto a quella che si aspettava. Ad essere precisi non era affatto in ritardo, ma aveva appena realizzato di aver dilapidato la maggior parte del tempo che aveva guadagnato uscendo dall’ufficio con mezza giornata di anticipo.

 

Pazienza, esclamò tra sé e sé nel momento stesso in cui si mise al lavoro per liberare il tavolo della cucina dagli oggetti che lo affollavano in maniera disordinata. Quella sera avrebbe dovuto cucinare per la sua donna, al contrario di come accadeva la maggior parte delle volte. La cena di San Martino era una di quelle occasioni in cui si rimboccava le maniche e faceva di tutto per regalare momenti felici alla sua compagna di una vita. Erano ormai trascorsi diversi anni da quando aveva inaugurato quella tradizione, e mai una volta che avesse saltato l’appuntamento. Quell’anno, poi, la celebrazione di San Martino cadeva di venerdì, il suo giorno preferito. E anche il giorno preferito di lei, aggiunse di buon umore tra i suoi pensieri mentre sceglieva quale tovaglia stendere sulla grossa tavola in legno che centreggiava nella stanza. Optò per quella che gli sembrava più autunnale, con tutto quell’arancione e quel marrone, e la sistemò con cura. Prese poi i bicchieri, due per l’acqua e due per il vino. Forchette e coltelli vennero rapidamente accostati a questi ultimi, quindi ripassò mentalmente il menu della serata.

 

A San Martino si stappa il vino novello, quindi proprio quello non doveva mancare. Ne aveva preso due bottiglie, sebbene né lui né lei fossero grandi bevitori. Lo aveva acquistato nel piccolo negozio dove solevano fare la spesa, nonostante la presenza di due grandi centri commerciali nelle vicinanze. Sempre lì aveva poi acquistato le castagne, che avrebbero chiuso la serata insieme ai mandarini, ai cachi e al torrone. Quest’ultimo a dire il vero non lo aveva comprato, perché gli rimaneva un bel pezzo dal Giorno dei Morti. Come antipasto, invece, nell’attesa che il riso cuocesse, avrebbero assaggiato i crostini con groviera e funghi, nonché i melograni che aveva appena raccolto dal giardino dietro casa.

 

Mentre l’acqua era sul fuoco, Antonio guardò l’orologio che portava al polso – un regalo di lei – e notò che di lì a pochi minuti sua moglie sarebbe rincasata. O forse, aggiunse nella sua mente con un sorriso che sapeva di malizia, farà un po’ tardi, perché come al solito si fermerà a comprare qualche dolce. Io, ad ogni modo, mi fingerò sorpreso. L’uomo lasciò quindi i fornelli per mettere un po’ di musica: un bel cd di jazz da foglie cadenti: così l’avrebbe accolta. Ritornato in cucina mise i funghi sul fuoco. Erano il condimento del riso insieme alle noci tritate e ad una pioggia di formaggio. Il secondo lo avrebbe preparato dopo: salsicce e provola alla brace accompagnati da patate e zucca fritta tagliata a filetti.

 

Sì, si disse soddisfatto, anche quell’anno avrebbe fatto un buon lavoro, ne era convinto. Quindi si girò, cercando di notare se qualcosa fosse in disordine. Nella sua rapida ispezione notò però la foto di lei sulla piccola dispensa accanto al frigorifero. Prese a tremare, incapace di trattenere le lacrime. Aveva cercato di far andare tutto per il verso giusto, proprio come negli anni precedenti, ma alla fine aveva visto il sorriso un po’ triste della moglie salutarlo da quella fotografia. Fu avvinto da una grande tristezza, la tristezza che nasce dal vuoto creato da una persona cara che ci lascia. Ma lei avrebbe voluto che continuassi ad essere felice, si disse, trovando allora la forza per continuare quella dolce e terribile messinscena.

 

«Bentornata. Ma cos’hai in mano? Hai comprato i dolci? Che sorpresa! Non dovevi!» disse a voce alta simulando incredulità, poi corse alla sedia dove non avrebbe dovuto sedersi e la scostò, per permettere alla moglie di sedersi.

 

«Buon appetito» aggiunse infine, seduto, fissando la sedia vuota di fronte a sé.

 

La cena di San Martinoultima modifica: 2011-11-11T00:39:00+01:00da carminedecicco
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3 pensieri su “La cena di San Martino

  1. Andando avanti nella lettura avevo iniziato a pensare ad un finale simile ma certamente non avrei avuto la trovata della foto 😉
    Ben scritto: giusto senso di attesa per qualcosa che si intuisce dover accadere e sorpresa finale nello scoprire che quel qualcosa e’ gia’ accaduta da tempo…
    Un caro saluto! 🙂

  2. Continua il tuo percorso riflessivo sulla morte. In un certo senso questa volta il riscatto è maggiore, perchè in questo racconto senz’altro prevale la sopravvivenza nel ricordo e negli affetti. Un brindisi a questo grande amore che hai descritto. Mi verrà in mente al primo sorso di novello.
    Buona Giornata
    Andrea

  3. Ero già triste prima di passare da te, quindi la colpa non è tua.
    Il tuo racconto somiglia un po’ ai miei,con il finale a sorpresa che però si intuisce e con la malinconia che in questi giorni d’autunno si fa sentire ancora di più.
    Per quel che mi riguarda forse sarà l’età…
    Buona domenica sera
    anna

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