Di come sono diventato Babbo Natale

 babbo natale,natale,racconti di natale,piccipù,polo nord,di come sono diventato babbo natale

Nell’elenco delle innumerevoli fortune che mi sono capitate nel corso della mia lunga vita, una posizione di assoluto rilievo spetta alla Piccipù, la mia dolce metà. Sì, è stato per me davvero un graditissimo evento incontrare la donna che adesso è al mio fianco. Tra i mille motivi che ho per essere in debito con lei, ve ne è uno che svetta su tutti gli altri: grazie alla sua intercessione sono diventato Babbo Natale! Ho coronato così un sogno che a lungo avevo tenuto chiuso nel cassetto.

Questa che segue è la storia di come la mia compagna è riuscita a farmi ottenere l’incarico.


Il mese di dicembre di quell’anno era appena cominciato. Faceva più freddo del solito e si prospettavano giorni rigidi ed innevati. Niente di preoccupante per chi poteva contare sull’assistenza di un camino a legna, di bevande fumanti e di spesse coperte. Ma la Piccipù rinunciò a tutto questo per mettersi in viaggio. Starò via qualche settimana per lavoro, mentì, quando le chiesi perché dovesse partire. Disse che sarebbe andata in Spagna. E così, ignaro di tutto, mi convinsi che il mio amore mi avrebbe abbandonato per qualche tempo a causa di non meglio specificati impegni di lavoro nella terra iberica. Macché! La verità era un’altra: era diretta verso il Polo!


Lì, infatti, sperava di incontrare Babbo Natale con tutto il suo seguito di folletti, renne e giocattoli. Inizialmente non aveva le idee chiare su cosa chiedere al vecchietto mio predecessore. Partì e basta, nella convinzione che se si fosse messa troppo a pensarci su, certo sarebbe rimasta a casa e non avrebbe esaudito il mio desiderio. Indossò quindi il suo cappotto più pesante, sciarpa, guanti, cappello e via. Il viaggio, come mi confessò in seguito, fu davvero duro. Una volta scesa dall’aereo, infatti, dovette percorrere un lungo tratto di strada in autobus. Ma non dovete credere che con quel mezzo arrivò fino a destinazione: ad un certo momento l’autista si rifiutò di proseguire oltre e quindi la Piccipù dovette avanzare da sola. Le temperature erano molto rigide, c’era neve ovunque. Soffiava un vento gelido e mancava il conforto di un’anima viva. Fu così per giorni. Altro che spiagge della Costa Brava, mare e palme!


Quando finalmente arrivò nel laboratorio di Babbo Natale, vide che vi regnava un enorme disordine. Non me lo sarei mai aspettata, pensò mentre osservava il gigantesco edificio colmo di giocattoli ammassati gli uni accanto agli altri. Ma sarà sempre così? La risposta, com’è facile intuire, era negativa. Il vecchio Babbo Natale, infatti, era un tipo assai ordinato. Se la situazione era arrivata a quello stato, la colpa era dell’infortunio che lo aveva colpito: mentre faceva le prove di volo con la slitta magica, il buon Babbo era caduto giù rompendosi la gamba. E con i folletti che nel frattempo erano malati a causa di una brutta influenza che si era diffusa lì al Polo, egli proprio non riuscì ad avvertir nessuno. Meno male, quindi, che la Piccpiù era giunta lì. Diciamolo pure, se il Natale di quell’anno fu salvo molto dipese da lei. La santa donna, infatti, aiutò il vecchietto nella riabilitazione, mise ordine nel laboratorio e prestò cure ai folletti. Appena una settimana dopo il suo arrivo, tutto era in ordine, e giusto in tempo per la notte di Natale.


Babbo Natale per ringraziarla le propose di volare insieme a lui per la consegna dei doni. La Piccipù fu ben lieta di accompagnarlo, e quando il vecchietto le confessò che era in cerca di qualcuno che lo potesse sostituire, la donna non esitò a proporre il mio nome. Ma io, disse quello, speravo che tu volessi prendere il mio posto! Ma no, rispose lei, non voleva essere Babbo Natale, voleva che lo fossi io. Io, proprio io che ero rimasto a casa all’oscuro di tutto. E stavo già iniziando a preoccuparmi, visto che la mia compagna era irreperibile. Sarebbe già dovuta tornare, e io non sapevo proprio cosa pensare. Stavo quindi preparandomi all’idea di trascorrere il 25 Dicembre da solo. Ma le cose non andarono in questo modo, per fortuna! La mattina di Natale, dopo il giro per il mondo per la consegna dei regali, Babbo Natale e la Piccipù passarono da me e vennero a svegliarmi. Fui messo al corrente di tutto, e mi sottoposi volentieri ai test che il vecchietto volle farmi sostenere per valutare la mia attitudine al lavoro. Inutile raccontarvi la mia gioia, gli abbracci e i baci che diedi a colei che aveva organizzato tutto, ma anche al mio predecessore.


Il test ovviamente andò bene.


Ecco, grossomodo è così che finii per diventare Babbo Natale, grazie soprattutto al grande amore che la Piccipù ha per me. E mi sento di dirvi, miei cari, grandi e piccini che siate, che non dovete mai arrendervi, ma cercare fino in fondo di realizzare il vostro sogno. E badate bene a non sottovalutare mai la forza del vero amore!

Di come sono diventato Babbo Nataleultima modifica: 2011-12-16T09:00:00+01:00da carminedecicco
Reposta per primo quest’articolo

5 pensieri su “Di come sono diventato Babbo Natale

  1. Mi piace questa fiaba natalizia, vorrei avere nipotini a cui leggerla … o magari un pargoletto mio da allietare con questo racconto … in mancanza la leggo per me e nonostante abbia ben superato l’eta della fanciullezza sono sicuro che mi aiuterà a riacquistare un pò del senso del Natale andato perduto.
    Ciao
    Andrea

  2. Si ti capisco. L’orario è fondamentale. Il sabato conviene muoversi nel pomeriggio prima della riapertura dei negozi, arrivare allo stadio Arechi e parcheggiare lì. Il parcheggio costa solo due euro per l’intera giornata e c’è una navetta che ogni 15 min. porta in centro.
    Dopo passerò a leggere il post!

  3. Sara’che io dentro sono una bambina che ancora, m’incanto a leggere questi racconti e adorerei avere qualcuno che me le leggesse.

    Buona serata Carmine 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *