IV – Ronde notturne

Eccoci giunti al quarto episodio de “Il ciclo del Re di Pollena“. Momento importante, come ho già detto altrove, perché finalmente assistiamo all’entrata in scena del Re. Sarà all’altezza delle aspettative? Leggere per rispondere!

Nonostante l’autunno fosse già cominciato da giorni, il caldo non accennava ad andar via, e avvolgeva Pollena come un manto troppo stretto. Nelle strade nessun tappeto di foglie scricchiolava sotto i passi lenti o veloci degli abitanti del posto. Né il vento si impegnava a far frusciare i rami degli alberi. Taceva piuttosto, lasciando l’aria alla completa mercé del sole insistente. Nelle case porte e finestre venivano lasciate aperte, cosicché la temperatura degli ambienti potesse giovarsi delle rare folate di brezza che come un treno ritardatario e inaffidabile talvolta giungeva senza preavviso né programmazione. Nonostante l’impudica ostentazione dei propri interni, le ante e i portoni che impegnavano le facciate, le dimore pollenesi mostravano comunque una bellezza fiera, soprattutto nel viola acceso ma breve dei tramonti di fine settembre. Splendida su tutte, la Reggia, elegante e ordinata, maestosa e placida a un tempo. Sembrava sonnecchiare adagiata serena al centro della Murata, eppure al suo interno la vita scorreva frenetica. Incontri, riunioni, consigli e visite scandivano il tempo nella casa reale, le cui stanze risuonavano sempre di passi, voci, musiche e notizie provenienti da tutto il mondo. Sì, era un costante lavorio, un incessante muoversi, preparare, ordinare e riordinare quel luogo così importante, il simbolo stesso di Pollena.

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Epicentro della fervente attività fisica e intellettuale di quelle camere era lo studio privato del Re. Qui, assiso sul grosso divano e circondato da cuscini di vario colore e dimensione, amava trascorrere il proprio tempo il sovrano. Qui veniva edotto dai suoi cortigiani circa le novità dell’ultim’ora, qui riceveva i collaboratori più fidati. Era tra quelle pareti magnificamente impreziosite da quadri ed affreschi che venivano quotidianamente gettate le basi e tracciate le direzioni della politica del regno. Era tra quelle pareti che i più intimi confidenti del Re si intrattenevano con lui. E proprio tra quelle pareti si accomodarono i Consiglieri del Viale nell’ora fissata per il loro incontro con il sovrano.

«Buongiorno Sire» esordirono i tre, quasi all’unisono. Il Re sorrise, quindi con un gesto della mano fece andar via i due camerieri sempre presenti nello studio.

«A cosa debbo questo piacere?» domandò.

«Un’importante questione richiede la vostra attenzione, Maestà».

«Affari, dunque. E io che mi ero illuso di poter ricevere una visita di piacere da voi tre. Troppo ligi al dovere. Del resto, quale parte del giorno può un sovrano liberamente dedicare al piacere? Nessuna: troppe sono le responsabilità che gravano sulle sue spalle».

«Non mancheranno di certo occasioni per una visita di altro tenore, ma…»

«Ma prima il dovere, non è così? Certo, così deve essere. Permettetemi almeno di offrirvi qualcosa da bere prima di gettarci a capofitto nella discussione. Non si dica che qualcuno è giunto qui ed ha lasciato la mia casa senza aver bevuto».

I tre Consiglieri accettarono di buon grado l’offerta. Aspettarono pazientemente che i loro calici fossero riempiti e che i camerieri riuscissero per riannodare le fila del loro dialogo.

«I furti negli appartamenti continuano a susseguirsi».

A quella esclamazione il volto del sovrano dapprima si rannuvolò, poi si distese nuovamente e si aprì in un sorriso. Posò su un piccolo tavolo la coppa dalla quale stava sorseggiando champagne e prese a parlare: «Avrei dovuto immaginare la causa della richiesta d’incontro. Ebbene, la vostra attenzione alla vita del popolo vi fa onore. Non perdo occasione per lodarvi e mostrarmi soddisfatto della decisione presa di confermarvi nella vostra carica dopo l’abdicazione del vecchio Re».

Quantunque le parole appena udite fossero per loro una grande soddisfazione, gli uomini decisero di non indugiare su quell’aspetto e di riportare il discorso sui binari giusti, quelli per i quali avevano chiesto e ottenuto l’udienza reale. Nel parlare si alternavano tra loro, mentre chi non discuteva beveva dai preziosi calici.

«Urgono provvedimenti, prima che la situazione degeneri. Non lasciamo che il popolo si innervosisca».

«Parere quanto mai adeguato, mie cari. A questo proposito, avete qualche consiglio da darmi? Sapete bene quanta considerazione ho io per le vostre proposte».

«Si potrebbe cominciare con l’istituzione di un corpo di vigilanza ad hoc che sorvegli le zone più bersagliate dai malfattori, quelle abitate dalla ricca borghesia pollenese» fu la proposta, alla quale i Consiglieri erano giunti nel corso dell’incontro di qualche giorno prima.

«Evidentemente è un’ottima idea. Sarà fatto: ronde notturne setacceranno il paese. Darò loro mandato di arrestare qualsiasi sospetto. Potranno usare la forza, qualora lo ritengano opportuno. Ciascuno dovrà rispettare le loro decisioni, perché le ronde parleranno e agiranno nel nome del Re».

«Bisogna – aggiunse uno dei Consiglieri – che il loro comando sia pur affidato a qualcuno, affinché non regni l’anarchia».

«È opportuna una persona di comprovata onestà e elevate capacità».

«Una persona equilibrata e leale».

Il Re fece di sì col capo. «Ne ho una che fa al caso nostro» rispose quindi, dopodiché, suonando la campanella d’oro sistemata accanto al divano sul quale continuava a sedere, chiamò un uomo che accorse con solerzia nello studio e dopo aver udito ciò che il sovrano aveva da dirgli riuscì dalla stanza.

«A breve vi presenterò il capo della nuova formazione regia, le neonate ronde notturne».

L’attesa non fu affatto lunga. Dopo appena qualche minuto si udì bussare alla porta e dopo l’avanti una figura nerboruta si presentò alla vista dei convenuti. Indossava un’uniforme di ottima fattura, impreziosita da alcune medaglie simbolo del valore di chi le recava al petto. In alto a destra della giacca campeggiava un’insegna a forma di verme dorato. «Ai vostri ordini maestà» disse l’ufficiale.

«Signori, questi è il colonnello I., comanderà lui le Ronde. Illustrategli il progetto, il tempo in cui intrattenermi con voi è purtroppo finito. Un nuovo visitatore reclama la mia attenzione».

I Consiglieri e il militare dopo aver salutato il sovrano lasciarono lo studio. Nel farlo, incrociarono la figura  del conte A. che si preparava a prendere il loro posto.

IV – Ronde notturneultima modifica: 2012-10-03T18:00:00+02:00da carminedecicco
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