Il grappolo d’uva

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La giovane aveva nella mano sinistra un grappolo d’uva bianca, di quelli che hanno i chicchi grossi e dolci. Con la destra di tanto in tanto ne staccava uno e se lo portava alla bocca, poggiandolo tra lingua e palato e assaporandolo con gusto. Aveva un’espressione beata, il suo volto era illuminato dal sole che risplendeva forte sulle campagne circostanti. Stava per rincasare.


«Maria» una voce imperiosa che aveva qualcosa di familiare vibrò nell’aria.

La giovane si voltò verso quella che doveva essere la fonte delle parole e individuò una figura dai contorni sfocati. Presso il tronco di un pioppo, un uomo sembrava come galleggiare sul terreno, il suo corpo deviare e distorcere la luce. Dopo qualche decina di secondi di teso silenzio, la voce parlò di nuovo.

«Vieni con me». Maria esitò, cercando di resistere all’ordine, ma sembrava che la parte meno cosciente della sua mente fosse propensa a seguire il misterioso interlocutore, come se ciò fosse non solo necessario, ma anche ineluttabile.


«Chi sei? Non ti riconosco, ma mi ricordi qualcuno».

«Sono tuo fratello».

Appena queste parole furono pronunciate Maria riconobbe il giovane fratello morto a causa di una ferita rimediata in guerra, sul fronte russo. Ma lo riconobbe con la mente piuttosto che con la vista.

«Dove andiamo?».

L’altro non rispose, ma continuò a proseguire con passo lento e solenne. La realtà si stava trasfigurando intorno alla giovane, il sole era ormai sparito. Tutto sembrava ridursi a ombra e tenebra.


«Quello» disse a un tratto l’uomo fermandosi e indicando un’imponente porta al termine di una ripida scala «è l’ingresso dell’Inferno».

Maria prese a tremare, abbassò lo sguardo vessata dalla vergogna e cercò di portarsi le mani alle orecchie, come se volesse evitare di ascoltare urla e rumori. Ma tutto taceva.

«In quel luogo sono destinati ad andare i ladri. Non puoi immaginare quanto soffra colui al quale è stato rubato qualcosa».

Maria rimase interdetta, voleva articolare una risposta per discolparsi, ma non riusciva a parlare. Aveva un nodo alla gola. Tremava ancora forte.


Poi, d’improvviso, l’uomo scomparve, il sole tornò a splendere alto, nessuna porta o scala erano più visibili. Solo campagne e case in lontananza. Maria gettò a terra il grappolo d’uva che aveva colto da una vite in cui si era imbattuta e fuggì via veloce, verso casa. Avrebbe ricordato quell’episodio per tutta la sua vita. Lo avrebbe raccontato alla propria progenie.

Il grappolo d’uvaultima modifica: 2011-01-21T08:37:59+01:00da carminedecicco
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12 pensieri su “Il grappolo d’uva

  1. Logicamente è un esempio per insegnare che non bisogna rubare, che è veramente una cosa da vigliacchi e condannabile… ma qui, dai, per un grappolo d’uva!
    Quante volte è capitato di “rubare” qualche fico, o delle ciliege, una pesca, da alberi che stavano lì come a dire: “assaggiami!”… vero? :-))))))))))))

    Buon fine settimana anche a te!

  2. ciao carmine
    un raccontino di insegnamento saggio…non si usa più farli…invece sarebbe indispensabileeeeeeeeeeeeeeeee
    Un salutone grande e
    buon week end anche a te
    :-)))
    i segni d’acqua li metto domani anch’io ne faccio parte
    :-))))

  3. Povera ragazzina impaurita. Quanto tempo dovrà passare ancora prima che si renda conto che cogliere un grappolo d’uva in una campagna sconoosciuta, sebbene sia un non proprio corretto, è ben lontano da tutto ciò a cui oggi la società ci fa assistere…Non so, ma non riesco ad essere severa e la sua fantasia mi sembra eccessivamente punitiva.

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