La donna in gabbia – Recensione

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Quando appresi la notizia che la casa editrice Marsilio metteva a disposizione dei blogger cento ebook di due polizieschi di successo da poco usciti nel nostro Paese, attraverso un’iniziativa volta alla loro promozione grazie alla collaborazione con il mondo della rete, mi affrettai a far domanda di partecipazione.

 

Tra i due romanzi scelsi “La donna in gabbia” di Jussi Adler-Olsen.

 

Lo preferii soprattutto per il fascino che le idee di reclusione, isolamento, gabbia, hanno sempre esercitato su di me. Ancora non sapevo che stavo per compiere la scelta giusta. Giusta non perché ho la certezza che il giallo di Adler-Olsen sia migliore dell’alternativa, Blacklands di Belinda Bauer. La scelta si è rivelata giusta in assoluto, perché quello della prima indagine affrontata da Carl Mørck come capo della Sezione Q è davvero un libro godibilissimo. E non solo per la trama intricata, capace di riservare sorprese e tener sempre viva l’attenzione di chi legge, ma anche per lo stile dell’autore, che utilizza una prosa che scivola via veloce, ma che al tempo stesso è capace di aderire alle cose, di trovare un giusto equilibrio tra detto e non detto.

 

Un ottimo libro di intrattenimento, dunque. Ma procediamo con calma.

 

Al centro del romanzo vi è il tentativo di Mørck e dal suo nuovo assistente, un misterioso siriano di nome Assad, di far finalmente luce su un caso di cinque anni prima, quello relativo alla scomparsa della parlamentare Merete Lynggaard, la donna in gabbia che dà il titolo al libro. Il problema è che vi è una grossa sfasatura temporale tra l’inizio della prigionia della bella e capace politica e l’indagine dello scontroso poliziotto dai metodi poco ortodossi: un lustro che non lascia affatto ben sperare sulla sorte della reclusa.

 

La trama allestita da colui che è stato definito dal Der Spiegel come “il futuro del crimine scandinavo” è complessa al punto giusto, e soprattutto si staglia su uno sfondo variegato e dinamico, che lascia filtrare l’esistenza di un mondo all’interno del quale si svolgono i fatti. Le difficili relazioni sentimentali del protagonista, le interferenze degli altri casi che la polizia cerca di risolvere, il passato di Mørck che trapela di tanto in tanto, impediscono l’appiattimento dell’opera, come capita per altri gialli di livello inferiore.

 

Proprio la capacità di render consapevole il lettore della presenza di un mondo pulsante e vivo dietro il micro-cosmo dell’opera credo sia uno dei più importanti successi di questo romanzo che costituisce il primo episodio di una serie capace di vendere milioni di copie nel mondo. Ed è facile spiegare il volume delle vendite: al termine della lettura, davvero si vorrebbe conoscere qualcosa in più a proposito del protagonista e del suo bizzarro aiutante Assad. Questi, poi, è un personaggio fondamentale, capace di dar vita a quelle scene comiche che ben si sposano con il resto degli avvenimenti, rivestendo la necessaria funzione di far tirare un po’ il fiato al lettore.

 

Se a questo aggiungiamo la capacità di Adler-Olsen di creare un congegno ordinato, in cui ciascuna parte è ben incastrata, e di stimolare il lettore anche attraverso le critiche ad una società che a noi italiani spesso sembra tutta rose e fiori, si capisce ancor meglio il successo.

 

In definitiva, se è innegabile che il burbero Carl Mørck, al di là di tutto, abbia fatto un buon lavoro, allo stesso modo non ci si può non complimentare con quello che pare sia l’autore più venduto di Danimarca. E adesso ne abbiamo anche capito il motivo.

La donna in gabbia – Recensioneultima modifica: 2011-12-06T12:00:00+01:00da carminedecicco
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