L’attesa di Ignotus

Qui ho espresso un pensiero o due sul mondo delle fanfiction. Qui, invece, ho palesato la mia passione per Harry Potter. Siccome 2 + 2 fa 4 anche sul mio blog, ecco l’esordio di un testo di qualche anno fa, a metà tra un racconto e una ruolata, ambientato nel mondo del maghetto inglese a cui ha dato vita J.K.Rowling. Condivido solo poche frasi, a mo’ di chiusura del discorso di questo inizio di settembre.

 

 

Spinse il pesante portone di legno con sicurezza, senza farsi sorprendere dal tepore del locale nel quale stava entrando, né dal forte odore di bevande e cibarie varie che profumava l’aria dello stanzone. Non appena varcò la soglia d’ingresso le sue membra trovarono ristoro, mentre rapido il suo corpo prendeva calore. Fuori nevicava, c’era un forte vento e il cielo era grigio. Grigio come l’umore di Ignotus, particolarmente malinconico nell’ultima settimana. Le strade di Hogsmeade colme fino all’orlo di studenti e di donne e uomini spensierati erano davvero troppo per lui, di qui la necessità di rifugiarsi in un luogo stonato con la sinfonia di ridente tranquillità che risuonava nel villaggio. Voleva starsene solo, per questo aveva deciso di entrare nel pub “Testa di Porco” anzitempo. Il locale era poco frequentato, specie a quell’ora: più che altro attirava avventori nella tarda serata, e certo ad affollarlo non era gente raccomandabile. Già l’insegna, una testa di un cinghiale accoltellato il cui sangue cadeva su un panno bianco, serviva a tener lontane le persone tranquille e schizzinose. Del resto, l’interno rispecchiava perfettamente l’esterno. La grossa stanza era tetra, mal pulita e mal illuminata. Ma, in fondo, era proprio questo che Ignotus cercava. Si accomodò ad un tavolo lontano sia dall’ingresso che dall’unica finestra presente nella camera. Per un attimo fissò il piccolo quadro lercio e semi-distrutto di Aberforth Silente, un tempo barista del pub, poi lanciò qualche occhiata ai pochi ospiti del posto, i quali ricambiarono con ostilità il suo sguardo, tra un bicchiere e l’altro di burrobirra o idromele. Solo un uomo, completamente avvolto nel suo enorme pastrano nero, non lo fissò affatto, nemmeno al momento del suo ingresso. Continuava a sbranare velocemente e con avidità un pollo cotto al forno, dando vita ad un’ombra inquietante prodotta dal grosso fuoco che bruciava nell’enorme camino vicino al suo tavolo e che rifletteva il suo sembiante sulla parete opposta. Doveva aver molta fame. Ignotus pensò che fosse il caso di mettere sotto i denti qualcosa, anche per ingannare l’attesa: mancava circa un’ora all’arrivo della ragazza.

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L’attesa di Ignotusultima modifica: 2012-09-11T00:07:54+02:00da carminedecicco
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