E infine ritorna, prepotente, l’amore

Questo che segue è un vecchio racconto che, visto il periodo, ho deciso di pubblicare sul blog. Le virgole e più in generale i segni di interpunzione devono essere letti più come strumenti per scandire i tempi della lettura e dare ritmo alle parole scritte che come mera e classica punteggiatura.

 

La città enorme, ubicata nel consueto giaciglio. Affollata di corti e castelli, manieri, strade a traffico lento. Empori uguali, a empori passati. Uomini e dame. Quell’angolo. Il giovane An immobile, lasciava che il vento gli lambisse il volto, lo zaino in spalla. Il giovane An attendeva, aspettando la donna sua, che la mente gli si riempisse di scuse, da addurre per quell’incontro ulteriore. Il messaggio, quello sì, che era una prova. Il suo modo di dirmi tiamo. Intorno al giovane An, l’enorme città. I cavalieri, le dame, destrieri veloci. Lui immobile, aspettava la donna sua. Chi vedeva il suo volto, irsuto e traviato, diceva “è pazzo costui!”

 

Il giovane An non si radeva, dal giorno del messaggio di lei, la prova evidente. Ora la stava aspettando, zaino in spalle, qualche spicciolo in mano. Lei un giorno passato, vicino o lontano, non ha poi importanza, aveva confuso il suo nome. Imbarazzo. A casa di corsa, e qualche bicchiere, di più che buono liquore. Il giovane An aveva nel palmo, della propria mano, monete, le avrebbe usate per comprare altro liquore. Gli serviva una scusa.

 

Gli occhi di lei eran marroni, altro non ricordava. E cosa mai importava, al giovane An, di non ricordare il corpo, della donna che ama? Le parole, le parole di lei, più che importanti eran davvero. Attendeva, il giovane An, uno zaino in spalla. Lei nella mente. Nemmeno un contatto tra loro, ma entrambi si amavano…

 

Ovunque mi volgo donne

ch’ hanno il tuo volto;

ovunque mi giro ragazze

con lo stesso tuo corpo.

Il tuo spirito

solo

nel mio cuore custodisco geloso.

Amami.

 

Il vento portava con sé, lacrime altre di uomini e donne. Il giovane An lasciava, che il vento il volto lambisse. Gli animali graziosi nel cielo, cantavano dolci parole. Musica e vento. Estasi e la donna sua. L’attendeva ad un angolo della via di città. Chi osservava i suoi occhi profondi “Chi brama costui?” si domandava.

 

La vide.

Poi, vide l’altro. Lo aveva nascosto nell’oblio della mente. Che fare? Il giovane An, lei nei suoi occhi, soppesava gesti ed azioni. La natura continua a parlargli. Il sole arancione cala pian piano, dietro à manieri, castelli dimore. Sorride…

 

Sorride il giovane, e le corre incontro. Le spiega tutto, la guarda negli occhi. Che fantastici occhi marroni, hanno fatto innamorare il giovane An. No, si corregge, gli occhi non sono, bensì le parole. E il messaggio, il modo di lei per dire tiamo. Mano nella mano percorrono insieme, il viale al tramonto, benedetti dal sole. Pace. Gli uccelli per loro, intonano una melodia. Felicità.

 

Addio tristi pensieri

latori di lacrime amare.

Addio vita usitata,

anni passati.

Addio “perché?”

Addio,

ora son te.

 

La felicità è arancione chiarissimo, profuma di verde erba mattina. Al tatto, al gusto, all’udito, è estasi pura. Sei tu la mia estasi, donna mia amata. Sei tu l’arancione, il giallo ed il blu. Tiamo. Tiamo, tiamo. Gli uccelli mi fanno da coro. Io, da me, mi apparecchio ad un’esistenza con te…

 

Il giovane An ha di nuovo l’altro scordato. Dov’è? Aspetta, lo zaino, degli spiccioli – pochi – con sé. Mille pensieri. Non può rovinarle la vita, a lei, alla donna che ama. Lei pure lo ama, il messaggio la prova evidente. Ecco, lei è più vicina. Impercettibili segni che lui solo capisce. Desideri inestinguibili, che lei solo prova. Continuerà a sublimarla, così, in questa maniera. Si sporge, fa segno ad una carrozza, vi monta. Addio mia illusione, mia amata. Grazie lo stesso, grazie di tutto…

 

Il sole è meno arancione, lì nel cielo, ove prima era alto. Ora sta tramontando. Il liquore, nella locanda, non è stato ordinato. Aspetta, nella bottiglia, un giovane altro, un vecchio, un anziano. Le monete, pagheranno un altro servizio. Il giovane An giunge alla propria dimora. è stato bello fino a che è durato.

 

Ti serberò tra i diademi

preziosi di più

e una lacrima laverà il mio volto

quando passerai a trovarmi.

Mi vedrai felice

per la tua presenza

mi vedrai stanco

per le disillusioni

mi vedrai e so,

tu mi amerai.

 

La speranza, le lacrime, il sorriso benevolo. Ciò fu che seguì l’arrivo del giovane, alla propria dimora. Spazio precluso alle tristi note, il ruscello lo culla, l’aria è frizzante. La donna sua, continua a passeggiare per strada. Coll’altro. Con un pesante fardello nel cuore. Lo amava, lei amava il giovane An. Ma c’era pure quell’altro. Forse pure lo amava…

 

Tra tanti uomini non ve n’è uno giusto,

ma tanti

il tempo è vero nemico nostro.

 

Il giovane An immobile, aspettava all’angolo di quella strada, nell’enorme città. Intorno manieri e fortezze, palazzi e castelli. Aveva pensato a lei, tutto il tempo, forse un giorno, di più. Chi ascoltava il suo cuore, mentre passava “Quest’uomo la ama” gridava.

 

Nell’eternità, uniti sarebbero stati, il giovane An e la donna sua. Per ora, lì, lui l’aspettava…

 

Buonanotte mio amore, nasci per me.

E infine ritorna, prepotente, l'amore.jpg
E infine ritorna, prepotente, l’amoreultima modifica: 2010-02-09T23:07:00+01:00da carminedecicco
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6 pensieri su “E infine ritorna, prepotente, l’amore

  1. An sembra credere ad un amore eterno, dato a lui dal destino e per il quale vale la pena di spendere una vita nell’attesa. Io non credo ad amori così, ma forse il mio è cinismo.
    E rispondendo al tuo commento ti dirò anche che sono d’accordo con te, molto spesso i nuovi inizi sono solo l’impulso della disperazione. Poi ci si abitua. Solo che anche io divento più ottimista quando scrivo, regalo forza e qualche speranza ai miei personaggi. Perchè possano essere ciò che io non sono.

  2. C’è un’aria di poemi cavallereschi, in cui l’amore si fa Assoluto e si scioglie dai legacci della Storia e della Carne. Sono sincerò: sis ente che non è di ispirazione recente, mi sembra che ultimamente siano altre le corde che hai suonato con le tue parole, e le preferisco. Ma hai fatto bene a metterlo sul blog, le parole vanno arrischiate quando la coscienza ci spinge a farlo. Buona domenica Carmine

  3. .. amore nasci per me..
    credo che queste poche parole racchiudano intensamente ed emblaticamente l’intensità dell’amore del racconto.
    ci sono diversi passi molto belli e uno di quelli che preferisco è

    Ti serberò tra i diademi
    preziosi di più
    e una lacrima laverà il mio volto
    quando passerai a trovarmi.

    è sempre un piacere leggerti

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