Omaggio a José Saramago

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Conobbi José Saramago grazie alla mia Professoressa di università. Durante una sua consueta illuminante lezione spese alcune parole, dinanzi al solito uditorio rapito ancorché poco folto, sull’autore portoghese e su alcuni suoi romanzi, “Cecità” su tutti. Appena che fui uscito dall’aula modificai il mio abituale percorso di ritorno a casa per passare a comprare il libro. Lo trovai in una vecchia libreria del centro storico stipata di volumi perlopiù impolverati. Ricordo che il proprietario fu molto gentile.

Lessi con avidità la storia dell’epidemia di cecità bianca, provai rabbia, frustrazione, inquietudine nel percorrere quelle pagine, nel vedere dai margini gli internati oramai ciechi marcire tra l’indifferenza delle Istituzioni, provai sollievo momentaneo quando essi riuscirono  ad evadere, solo per constatare, però, che la cecità si era diffusa ovunque, che la società era completamente distrutta

Finito che ebbi il romanzo, cominciai a leggere il blog che lo scrittore portoghese curava. Lessi i suoi ultimi interventi, aspettando con impazienza qualche nuovo articolo. Aspettavo da febbraio, e precisamente dal giorno di San Valentino, data dell’ultimo aggiornamento della versione italiana dello “spazio” virtuale di Saramago.

Nell’attesa, impegnato nella lettura di romanzi di altri autori e in altri studi, lessi qualche informazione sulla sua biografia, sulla sua produzione, ben deciso a riprendere in mano le sue opere appena il Tempo fosse stato un poco più clemente con me.

Fu così che scoprii che Saramago aveva scelto di vivere in esilio volontario, dopo le polemiche con il suo Portogallo. Polemiche figlie dell’eresia del giornalista, poeta (già, scoprii che era stato anche poeta) e romanziere nato nel 1922 in un paesino a nord di Lisbona. Era ateo, in realtà – ateo e comunista, nonché mangiatore di bambini, evidentemente – non eretico, ma scritti come “Vangelo secondo Gesù Cristo” certo gli valsero l’accusa di eresia, se perfino il governo portoghese rifiutò di presentare l’opera e il suo autore al Premio Letterario Europeo. E così Saramago prese le sue cose e si trasferì a Lanzarote, nelle Canarie, dove ieri è morto all’età di 87 anni, assistito dalla sua seconda moglie e traduttrice: Pilar del Rio.

Nel 1998 aveva vinto il Premio Nobel per la Letteratura – unico portoghese – a circa cinquanta anni dalla pubblicazione, priva di successo, del suo primo romanzo: “Terra do pecado”. Dopo quel titolo, prematuro e rifiutato, ne seguirono altri a distanza di un trentennio: “Manuale di pittura e calligrafia”, “Una terra chiamata Alentejo” “L’anno della morte di Ricardo Reis”. Recentemente in Italia è stato pubblicato “Caino”, suo ultimo lavoro, prodotto a breve distanza dai “Quaderni di Lanzarote“, nel nostro Paese rifiutati da Einaudi per le critiche che con forza Saramago dispensava a quella che chiamava “la cosa Berlusconi” e pubblicati da Bollati Boringhieri

Saramago era un umanista, irriverente ed insofferente, non incline ai compromessi, tanto in politica quanto nella riflessione religiosa. Personalità scomoda, dunque, anche per quel suo strenuo attaccamento al partito comunista portoghese. Certo la riflessione politica, quella sulla religione. Ma la passione numero uno del portoghese era la scrittura. E scrittura particolare era la sua, fluida, scorrevole, senza molti segni di interpunzione, quasi a sigillare un unico grande discorso, o meglio dialogo interiore dal tono talvolta epico, talaltra prosastico, farcito di immagini crude, forti, vive. Quella prosa, quelle immagini, quelle idee gli hanno valso un posto di assoluto rilievo nella cerchia degli scrittori post-moderni, un posto che ora, trapassato, potrà appieno occupare.

 

Invito chi è interessato a leggere anche un mio racconto scaturito dalla lettura di Cecità, noto romanzo dell’autore portoghese.

Omaggio a José Saramagoultima modifica: 2010-06-19T13:12:00+02:00da carminedecicco
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