AgriCultura – Diario di un giornalista con l’hobby della coltivazione (1)

Zucche e grandine (3).JPG

Oggi ha grandinato. Qui è già un evento raro, figuriamoci a giugno. All’inizio ho abbandonato lo schermo luminoso del mio pc e ho guardato fuori dalla finestra della mia camera. Ho visto i chicchi di grandine cadere con forza sul prato, sulle auto, sui clienti del bar di fronte casa mia che chiacchieravano all’aperto. Hanno preso a correre velocemente all’interno del locale, con me che ridevo per il bagno che si stavano facendo.

Un minuto dopo anch’io ero sotto la grandine. Col mio impermeabile azzurro e le mie scarpe nuove di zecca. Mettevo al sicuro le mie piantine. Io, dovete sapere, sono un giornalista con l’hobby dell’agricoltura. Come mai vi chiederete? Sarà che mi hanno consigliato tante di quelle volte di andare a zappare, che alla fine davvero ho deciso di alternare alla penna una vanga. Ma divago. Ero rimasto sotto l’acqua, o meglio, la grandine, intento a salvare le mie coltivazioni. Parte delle mie coltivazioni, precisiamo. Ho cercato di salvare il salvabile: le insalate, le due piante di fragoline, le due piantine di agrumi non ancora identificate, e soprattutto le anone.

Fino a qualche mese fa, nemmeno sapevo cosa fossero, le anone! Poi ho fatto un viaggio a Porto e ho assaggiato degli strani frutti verdi che si mangiano col cucchiaino. Ne ho conservato i semi e al ritorno a casa li ho piantati in piccoli vasi. Quasi tutti hanno dato vita a minuscole piantine che sembrano crescere bene, ora. Già, ora, perché ce ne hanno messo di tempo per uscire da sotto al terreno.

Eppure un paio di settimane dopo aver piantato i semi, vidi in un vasetto uno stelo sottile con un paio di foglie attaccate su. L’anona, mi dissi, e presi ad accudirla come si fa con un pargolo. La spostavo continuamente per farle prendere il massimo del sole. Di notte la mettevo al coperto. La concimavo, la proteggevo dal vento con un involucro di plastica ricavato con le mie mani. La innaffiavo, le parlavo.

Poi ho scoperto che non era altro che un’erbaccia. Succede, a chi è alle prime armi.

AgriCultura – Diario di un giornalista con l’hobby della coltivazione (1)ultima modifica: 2011-07-07T09:51:00+02:00da carminedecicco
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3 pensieri su “AgriCultura – Diario di un giornalista con l’hobby della coltivazione (1)

  1. Divertentissimo l’anedotto dell’erbaccia. :-)) Chissà cosa avrà pensato nel vederti così premuroso, forse che eri un alieno visto che era la prima volta che qualcuno accudiva così un’erbaccia. Mi sono un po’ rivista in te perchè anch’io quando minaccia temporale corro a riparare quello che si può sotto il balcone e quello che non si può trasportare cerco di coprirlo. E su e giù con sti’ vasi, e copri e scopri…un lavoraccio! Però le mie piante sono tutte in salute! 🙂
    Ciao

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