IX – Ospiti in Reggia

Che i deboli di cuore stiano lontani dalle righe che seguono! La nona (e penultima) puntata de “Il Ciclo del Re di Pollena” promette scintille: dopo aver tentato invano di sbarazzarsi del Re, chi tesse a sua insaputa trame oscure dà vita ad una nuova, estrema offensiva. Gli eventi che cambieranno per sempre il regno di Pollena stanno per essere svelati. Come al solito, chi deve recuperare qualche pezzo perso per strada clicchi qui. Buona lettura.

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Nonostante la sala fosse molto ampia, anche al suo più piccolo angolo era stata dedicata un’attenzione maniacale. Ovunque gli invitati posassero gli occhi potevano scoprire eleganti dettagli, sublimemente accordati con tutto il resto: l’impressione che se ne ricavava era quella di una sinfonia visiva che non ammetteva stonature.

Il Re non aveva badato a spese per mettere a lustro quell’enorme camera. Situata in un’area marginale della Reggia che nemmeno lui visitava frequentemente, si prestava benissimo ad accogliere gli importanti ospiti in occasione della Festa di San Martino, tradizione locale a cui il re non voleva rinunciare nemmeno in un periodo critico come quello che stava vivendo. E poi, aveva detto ai Consiglieri del Viale quando avevano tentato di dissuaderlo dall’organizzare quella festa, chi mai tra i suoi graditi ospiti poteva volere il suo male?

A sedere alla sua tavola sarebbero stati appunto i tre Consiglieri, il sovrano uscente di Pollena, il Commissario capo di Polizia Serpico insieme ai suoi due agenti scelti, il Colonnello I., che tanto bene aveva fatto a capo delle Ronde notturne, vari cugini del Re, amici di lunga data, figure istituzionali del regno o dei paesi vicini, perfino il ragazzino che gli aveva salvato la vita qualche giorno prima. E ovviamente ci sarebbero stati i Notabili. Non tutti però, perché il duca aveva fatto sapere che non poteva in alcun modo accettare l’invito. No, si ripeteva continuamente Davide, nessuno avrebbe potuto fargli del male, soprattutto lì, a casa sua, insieme ai suoi amici e sotto gli occhi di rappresentanti tanto validi delle forze dell’ordine. In fondo conosceva tutti personalmente, e poi non erano così tanti da dar vita a una baraonda – il fratello del sovrano aveva utilizzato proprio quel termine quando a propria volta aveva cercato di fargli cambiare idea – in cui per gli estranei sarebbe stato facile infiltrarsi. Non erano serviti nemmeno tanti camerieri in più per assicurare l’inappuntabile andamento della serata. Il Re aveva infatti chiamato appena cinque nuovi uomini, tutti segnalategli dal vecchio Viceré. Il notabile era così esigente che non erano stati necessari colloqui o prove: se quei camerieri erano capaci di soddisfare lui, avrebbero ben servito tutti.

La parte iniziale della serata andò più che bene. Antipasto e primo furono trovati da tutti ottimi, e la scelta del vino era davvero inappuntabile. Prima che arrivasse la nuova portata il Re volle pronunciare qualche parola di ringraziamento ai convitati. Quando ebbe terminato il discorso si guardò in giro per far segno ad uno dei camerieri di predisporre tutto per l’ingresso del secondo, ma non vide nessuno. Più che insospettirsi si infastidì: si era tanto raccomandato che rimanesse sempre qualcuno di loro in sala, pronto a ottemperare ad ogni tipo di richiesta. Stava pensando a chi mandare in cucina a dare l’avviso quando gli si avvicinò il conte A. che si complimentò con lui per la Festa e lo invitò ad affacciarsi dalla grossa finestra che dava sul cortile interno della Reggia: da lì avrebbe potuto vedere l’omaggio che il conte aveva preparato per lui in giardino. Proprio mentre i due si allontanavano da tutti, il vecchio Viceré urtò maldestramente il colonnello I., riversandogli addosso il contenuto del suo bicchiere di vino. Si scusò immediatamente e si offrì di accompagnarlo in bagno per aiutarlo a porre rimedio a quanto accaduto.

Fu proprio in quel momento che mancò la corrente.

La sala precipitò nel buio, tra le espressione di meraviglia degli ospiti. I sussulti coprirono due espressioni ben diverse, quelle proprie di chi subisce un colpo in testa. Serpico capì che provenivano dai suoi agenti scelti, e non ci mise molto ad intuire ciò che stava accadendo. Chiamò a gran voce il Re, ma non ottenne risposta. Avvertì in compenso un leggero ghigno di soddisfazione che gli fece temere il peggio. Stava per precipitarsi nella direzione dalla quale era partito, quando sentì un impercettibile movimento alle proprie spalle. Si abbassò un attimo prima che fosse vibrato un colpo: qualcuno tentava di metterlo fuori gioco. Si avventò sull’ombra senza volto tentando di sbarazzarsene quanto prima e ingaggiando con lui una furiosa lotta.

Nel frattempo, tra i Consiglieri fu Salvatore il primo a muoversi. Corse ad uno degli ingressi della sala per impedire che qualcuno lo usasse per portare via il re o peggio ancora per fuggire dopo averlo colpito. Intimò a gran voce agli altri Consiglieri di fare altrettanto, in modo da bloccare tutte le uscite, ma i due furono prontamente bloccati da possenti mani nemiche. Nel tentativo di divincolarsi ingaggiarono una lotta muta e disperata: sapevano bene che ogni secondo che trascorreva poteva diminuire le possibilità che il ritorno della luce illuminasse il Re ancora sano e salvo.

Improvvisamente si sentì un potente boato provenire dalla porta centrale. Salvatore temé che le sue preoccupazioni si fossero esaudite, ma quando si girò verso la fonte del rumore vide volare nella sala due grosse fiaccole accese. Le fiamme illuminarono la scena, ma si estesero pericolosamente alle sedie ricoperte di velluto che riempivano la sala. Rapidamente si diffusero scalpiccii e urla, ma niente riuscì a coprire il sordo rumore del colpo di fucile che partì da fuori la camera diretto verso la finestra accanto alla quale si trovavano tre figure ben note.

IX – Ospiti in Reggiaultima modifica: 2012-12-04T07:43:00+01:00da carminedecicco
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