Estremo vaniloquio

Fisso il binario. Lungo, infinito forse, si dipana attraverso città sconosciute con il suo corollario di cicche di sigarette e biglietti ferroviari strappati, muti simboli di ciò che non serve più, di ciò che non è mai servito. Mi accendo una sigaretta chiedendomi cosa sia davvero importante. Per quanto mi sforzi, una risposta non la trovo. Forse una sciarpa sarebbe utile, visto il freddo, visto il gelo, ma no, cerco qualcosa che vada al di là della contingenza del momento. Qualcosa che possa percorrere l’intero binario che ho qui davanti, possa fermarsi in ogni stazione che incontrerà nel suo tragitto ed essere utile, indispensabile. Qualcosa di Assoluto.

 

Solo ora mi rendo conto di averlo sempre cercato. Mi guardo intorno con occhi nostalgici pensando a cosa è passato nella mia vita. Forse quello è stato importante, forse. I miei occhi si riempiono di visioni prosaiche. Non provo alcuna pietà per l’ostinato esercito di disperati che, silenti, combattono la loro battaglia per la sopravvivenza. La vinceranno, magari, ma sono destinati a perdere la guerra. Quella, la perderemo tutti. Anch’io. Che trovi o no l’Assoluto di cui vado in cerca.

 

Disgustato ritraggo gli occhi dal mondo nel quale mi trovo bloccato. Un tempo mi ritenevo un Eletto, credevo fossi momentaneamente sospeso in una dimensione altra, non alla mia altezza, per qualche colpa commessa dinanzi a Dio. Ora so che non è così. Nulla mi resta, a parte la mia stanchezza, consueta compagna di mille vite cominciate daccapo e puntualmente abortite, questa sigaretta, e questo immenso binario. Lo percorrerò per vedere dove conduce. Inutile, certo, ma è l’ultimo mio desiderio. Si rispettano gli ultimi desideri. Visiterò le città che attraversa, sconosciute, ma in fondo simili a tante altre. Ho abbandonato l’illusione che fuggendo via le cose potessero cambiare. Il cambiamento parte dal proprio animo. È lì che io ho qualcosa di danneggiato. E il danno non è stato arrecato quando sono stato scaraventato giù dal cielo per la mia colpa. Ho già detto di non credervi più.

 

La sigaretta sta per finire. Curioso che i miei ultimi respiri siano di fumo, e non d’aria pura. Ma, in fondo, tutta l’aria è putrida, piena dell’odore di cadaveri. I sogni e le speranze di tutti. Meglio il fumo di una sigaretta, quindi. Ma ormai è finita. L’ultima cosa che mi teneva legato alla mia condizione è andata via. La cicca, a breve, raggiungerà le sue simili ai lati del binario. Il treno fischia. La sua luce artificiale colora le squallide mura della stazione. Giunge, infine, il momento di immolarmi. Il Rito, troppo ha atteso prima di essere compiuto. Ecco, muoio, con la consapevolezza di non aver mai vissuto…

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Estremo vaniloquioultima modifica: 2009-01-19T11:18:00+01:00da carminedecicco
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