La figlia dell’avvocato

Pioggia dalla finestra.jpg

Un’auto grigia, lussuosa, frenò bruscamente nei pressi dell’Internet Cafè. Qualche automobilista maledisse la conducente, suonò violentemente il clacson, qualche altro si limitò ad uno sguardo di disapprovazione, scuotendo la testa.

Ma lei non dette peso a nessuno di essi. Incurante accese le luci di emergenza e abbassò il finestrino della sua vettura. Prestò maggiore attenzione al rumore del vetro che scendeva automaticamente ubbidiente ad un pulsante premuto con forza, che ai suoni provenienti dalla strada.

Fissava una casa proprio di fronte a lei, e più precisamente una finestra di quell’abitazione. Luci intermittenti bianche e argento ne addobbavano i margini; attraverso di essa si intravedeva la parte superiore di quello che doveva essere un grosso albero di Natale, coperto di fili dorati e palline rosse.

Si aspettava che da un momento all’altro da quella finestra si affacciasse un ragazzo, che la salutasse con la mano, che corresse da lei. L’avrebbe dovuta abbracciare, baciarla a lungo, fermandosi solo per dichiararle tutto il proprio stupore.

Non riusciva a credere a ciò di cui si era appena resa protagonista. Lei, l’unica figlia di uno degli avvocati più noti dell’intera città, brillante laureanda in giurisprudenza, desiderata e corteggiata da una decina di ottimi partiti, aveva chiesto scusa a quel sempliciotto di Frank, e come se non bastasse gli aveva confessato che era disposta ad uscire con lui, dandogli appuntamento per quella stessa sera.

Era persino passata a prenderlo con la propria auto, per evitare l’imbarazzo di dover andare in giro con la vecchia utilitaria di lui.

Sbuffò, quando si rese conto che già diversi minuti erano trascorsi da quand’era arrivata. Nessun volto era ancora comparso incorniciato tra quelle stupide luminarie. Distolse lo sguardo e si osservò nello specchietto retrovisore, fissando i propri occhi in quelli neri di una giovane ragazza bionda, dalla pelle pallida e dalle labbra di un rosso troppo acceso.

Fuori, una pioggia leggera prese a cadere dal cielo, mentre lei per camuffare quell’odiato rumore accese la radio: una musica di cornamuse irlandesi riempì l’ampio abitacolo.

Rilesse il recente invito, le suonò come una sorta di ordine.

 

«Guarda Frank, qualcuno ha problemi con l’auto!»

Frank si sporse dalla sua finestra e attraverso i vetri subito riconobbe la vettura in questione. Sorrise, facendo di no col capo. Poi abbracciò la sorellina e la alzò tra le braccia fino a farle toccare con la mano la punta dell’albero vestito a festa, quindi avvicinò la propria testa alla sua e le stampò un tenero bacio sulla delicata guancia. La madre, ammirata da questa spontanea dimostrazione d’affetto raggiunse i due figli, e li strinse a sé, felice.

 

La giovane ragazza, dalla strada, vide tutta la scena, tra le gocce di pioggia che cadevano più fitte.

«Patetico!»

Girò la chiave per accendere la vettura e ripartì, riuscendo a stento a dominare la rabbia. Filò via veloce, incurante dell’asfalto bagnato. Proprio allora l’orologio sul suo polso emise due brevi segnali acustici. Lo fissò distratta. Segnava la mezzanotte del 25 Dicembre.

La figlia dell’avvocatoultima modifica: 2009-12-28T11:26:38+01:00da carminedecicco
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7 pensieri su “La figlia dell’avvocato

  1. Natale rinsalda affetti, ma mette a nudo distonie, come quella evidente tra i due personaggi della tua storia. E’ solo un’immagine, ma basta a tenere in piedi un racconto.
    A volte sembra di scrivere per nessuno sui blog, visti i commenti che ci arrivano. E’ vero, siamo sotto le feste e la gente ha fretta, quindi vai coi copia e incolla, con le frasi di circostanza, con le battute fuori luogo. Grazie al cielo, chi scrive scrive in primo luogo per se stesso, per raccontarsi attraverso le storie e le emozioni che ci mette dentro. Questo solo importa, caro amico. Soltanto questo.

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