Mio padre

Cara Feny,

mi hai chiesto di parlarti di mio padre. Per quanto questa tua richiesta mi giunga inaspettata e affatto insolita, pure la esaudirò, contento come sempre di condividere un ulteriore frammento della mia vita con la mia amica un po’ pugliese e un po’ veneta.

Mio padre appare ai più come una persona burbera, e confesso che anche io spesso mi ritrovo a tacciarlo in questo modo. Eppure, somiglio a lui e sono da lui stato segnato più di quanto io sia disposto ad ammettete. Burbero e simile a me, certo, ma anche capace di imprevedibili scatti di buonumore. Quando poi c’è realmente bisogno del suo aiuto in un momento difficile, mai, mai una sola volta che non si sia presentato puntuale all’appuntamento. Mio padre è fatto così: chiude le porte dietro di sé quando è arrabbiato, non vuole parlare con nessuno, o meglio, anche se lo vuole non permette a nessuno di farlo, eppure arriva ad annullarsi per noi familiari.

Mi dirai che in fondo tutti i padri sono così. Ne dubito. Non riesco a spiegarlo chiaramente, ma credo che in lui ci sia qualcosa di potente e tragico a un tempo, qualcosa di diverso dall’ordinario, qualcosa che lo apparenta ai personaggi dostoevskijani.

Sento di dovergli moltissimo, eppure quante privazioni ho patito a causa sua! Quante volte sono stato adirato, profondamente adirato nei suoi confronti, e quante altre, poi, mi son sentito in colpa per gli abbracci che gli ho negato, per le dimostrazioni di affetto che gli ho taciuto.


Ma basta parlare di lui e me. Ti racconterò due episodi che lo riguardano, che tra l’altro costituiscono quasi tutto ciò che conosco della sua infanzia.

Da piccolo viveva insieme ai suoi fratelli e ai genitori in una masseria nemmeno troppo distante da dove vive attualmente. Spesso passavano per le terre confinanti con quelle appartenenti alla sua famiglia dei pastori, e un giorno mio padre volle a tutti i costi farsi comprare una pecorella. Suo padre gliela comprò., rendendolo molto felice. Ma i suoi fratelli più grandi cominciarono a prenderla a calci – i bambini, si sa, sanno essere perfidi – suscitando le sue lacrime, nonché l’ira di mio nonno. Fu così, che in capo a un paio di giorni questi restituì la pecora al pastore dal quale l’aveva acquistata. Ancora oggi, quando mio padre racconta questo aneddoto, lo fa con un pizzico di amarezza che cerca di celare dietro grosse risate.

Insieme a mio padre, ai fratelli e ai genitori, viveva anche suo nonno, uomo molto avanti con gli anni e quasi cieco. A sera, mio padre aveva il compito di accompagnarlo nella sua camera da letto, e così, presa tra le mani una candela, prendeva a percorrere i corridoi della casa buia, seguito dal padre di suo padre, che gli poggiava una mano sulla spalla. Da buontempone quale era allora, mio padre girava e rigirava per le stesse stanze, tornava suoi propri passi, allungando a dismisura quella passeggiata altrimenti breve. «Ma quand’è che arriviamo?» gli chiedeva in dialetto suo nonno, aggiungendo un’enfatica parolaccia a conclusione del discorso. E mio padre tratteneva le risate spiegando che erano quasi arrivati.

Oggi, quando qualcuno gli rimprovera quel suo comportamento, egli si difende dicendo che allungava quelle passeggiate perché l’anziano parente aveva bisogno di un po’ di moto.

Ecco, questo è quello che, con malinconico umore, mi sento di scriverti a proposito di mio padre.

Un abbraccio.

Cristopher

Pecorella.jpg
Mio padreultima modifica: 2011-03-19T20:06:44+01:00da carminedecicco
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5 pensieri su “Mio padre

  1. che bella.. più che una lettera scritta ad un’amica per tratteggiare il carattere e la personalità di un padre sembrerebbe quasi una
    lettera aperta ad un padre per
    non se si tratta di un racconto di fantasia o ti appartiene ma leggerla è bello e sembra quasi di sentirlo narrare e di epercepirne anche il tono di amarezza e nostalgia
    complimenti 🙂

    un caro saluto

  2. Le figure dei padri sono sempre un po’ complesse e il rapporto con loro non sempre è facile. Almeno i padri di qualche generazione fa. Forse oggi è diverso, non so…comunque sia credo sia sempre necessario, per capire, guardare alla loro vita. Per capire che “tra il non volere e il non potere, c’è il perdono, c’è l’amore”.
    Bel racconto davvero.
    Ciao 🙂

  3. ciao carmine
    i padri quando si è giovanissimi fanno sempre innervosire però poi si apprezzano e mi par di cogliere nel tuo racconto che lo ami molto magari non avrai i suoi modi e le sue idee ma sai comprenderlo nel profondo dell’animo
    ^-^
    un salutissimo e buon week end carmine

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