Autunno portoghese (1 di 2)

 

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Marta sedeva in una panchina ai margini di Praça da Liberdade. Aveva gli occhi fissi sulla folla di metà pomeriggio che affollava quello come gli altri luoghi turistici della città. Contrariamente a quanto si aspettasse, Porto era una meta ambita dai visitatori, anche in un mese come ottobre, privo di festività e ponti, se non nella sua coda. Ma questo, in fondo, non aggiungeva né toglieva nulla alla considerazione che aveva della città. Come se poi si potesse togliere qualcosa! Era arrivata lì una settimana prima grazie al Progetto Erasmus, che dava la possibilità ai migliori studenti universitari di studiare all’estero per diversi mesi. Marta aveva chiesto e ottenuto la facoltà di restare in Portogallo per quasi un anno, periodo durante il quale avrebbe potuto sostenere tutti gli esami del quarto anno di Medicina.

Ma di questa decisione era già pentita.

Sì, era convinta di averla assunta con eccessiva facilità, spinta com’era dalla necessità di cambiare aria: in fondo per lei Porto era stata una via di fuga, l’occasione giusta per allontanarsi da casa e soprattutto dall’uomo che tanto l’aveva fatta soffrire. Sulla spinta emozionale di questi motivi, mesi prima aveva compilato il bando per la borsa di studio, e ora si trovava in questo posto. Certo, mai avrebbe immaginato un impatto tanto negativo con la nuova vita…

Eppure l’inimmaginabile si era concretizzato, e tutto era andato male, fin dal primo giorno, con quell’acquazzone ad accogliere lei e gli altri studenti appena fuori dall’aeroporto Francisco Sá Carneiro, dove erano atterrati col volo Ryanair. Per non parlare della battuta con la quale il professore di Farmacologia aveva dato loro il benvenuto al corso. Dopo il loro ingesso in aula, avvenuto in ritardo data la difficoltà di reperire informazioni sulla sede della lezione, il docente si era riferito a loro dicendo qualcosa in portoghese e suscitando l’ilarità  generale, nonché la rabbia dei nuovi arrivati, offesi dall’incomprensibile frase. Ripensò anche alle difficoltà di trovare una casa in affitto ad un prezzo decente e logisticamente accettabile. E il tempo, poi, quanto era inclemente! Aveva lasciato una Roma avvolta in un torpore molle e dolce da fine estate, per trovare a Porto un autunno freddo, pieno di pioggia e vento prepotente.

Anche adesso soffiava con forza, sferzando gli alberi gravidi di foglie secche e portandole via. Faceva sussultare anche quelle già a terra, rivestimento naturale dei sampietrini che facevano da pavimentazione alla piazza. Però almeno in quel momento non pioveva. Istintivamente a quel pensiero guardò il cielo, ottenendo in risposta l’immagine di un azzurro privo di grosse nubi, ma pronto a cambiare colore: il sole a occidente moriva, tingendo di un rosa pastello ciò che era intorno ad esso. L’aria si rinfrescava, ma la grande e placida luna comparsa lassù prometteva una notte fresca, senza gelo.

Confortata da ciò la giovane si alzò dalla panchina sulla quale aveva trascorso più di un’ora…

Autunno portoghese (1 di 2)ultima modifica: 2011-10-07T12:45:00+02:00da carminedecicco
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