Come la merla (1 di 2)

InvernoCarla gettò uno sguardo poco attento fuori dalla finestra della camera. Vide la neve ai bordi della strada, ma diversamente dal consueto la novità non la entusiasmò. Come poteva, del resto, nella situazione che stava vivendo? Carla era distrutta: una settimana prima era stata lasciata dal fidanzato dopo tre anni d’amore. Nei primi giorni le era parso di impazzire. Aveva vomitato insulti e rabbia, dichiarandosi disposta a tutto pur di avere una risposta. Perché? Perché la loro storia era finita, cosa era accaduto?
Oramai, invece, non le interessavano più le motivazioni. Era entrata in quella fase di apatia totale in cui si crede che nulla mai possa più interessare, che giammai sarà possibile essere felici come un tempo. In un angolo della mente di Carla era ben presente la consapevolezza che prima o poi sarebbe tornata a sorridere, che in un futuro prossimo o lontano sarebbe stata di nuovo capace di fidarsi, innamorarsi, donarsi ad un uomo, ma tanta e tale era la delusione in quel momento, che nessun pensiero vagamente positivo avrebbe potuto consolarla.
Nei primi giorni il carico di lavoro che aveva dovuto affrontare era stato fondamentale per impedirle di naufragare, ma giorno dopo giorno era maturata in lei la necessità di prendersi qualche giorno per fare un punto della situazione. Del resto, in quelle condizioni non dava certo il massimo nel suo impiego, e sempre più stava diventando intrattabile con i colleghi. Aveva quindi deciso di prendere le ferie dal lavoro e di trincerarsi in casa, senza vedere né sentire nessuno. Voleva stare sola, sola con se stessa e la propria tristezza, in attesa di sentirsi di nuovo in grado di tornare a vivere. Quei giorni sarebbero stati una pausa, un mettere la propria vita in stand-by, per poi ripartire almeno un po’ più carica, in condizioni leggermente migliori.
Un po’ come la merla della favola che le raccontavano da bambina, anche lei negli ultimi giorni di gennaio si era barricata nel proprio rifugio. Non il freddo la costringeva, ma l’amore, l’amore spezzato, i sogni infranti di una vita da vivere insieme. Come l’uccello non sapeva quando sarebbe uscita, ma sentiva che doveva farlo, doveva vincere i dubbi e le incertezze circa gli ultimi anni e cancellare le immagini della storia distrutta, quelle brutte come quelle belle. Sì, lo avrebbe voluto chiamare, chiedergli spiegazioni, ma a cosa sarebbe servito realmente?
Una questione evidentemente di non facile soluzione visto che Carla rimase tutto il primo giorno a pensarci. A sera, quando nemmeno il calore dei termosifoni riusciva a vincere il freddo sceso insieme alle tenebre, la soluzione definitiva: cancellò il suo numero dal cellulare e spezzò la scheda che utilizzava apposta per comunicare con lui.
Si addormentò tra le lacrime, ma con la consapevolezza di aver optato per la scelta migliore.

Come la merla (1 di 2)ultima modifica: 2012-01-29T10:13:00+01:00da carminedecicco
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3 pensieri su “Come la merla (1 di 2)

  1. ciao carmine,
    condivido la scelta di Carla. Intestardirsi sulle spiegazioni è uno strascico deludente dell’amore. Meglio lasciare tutto al tempo che deciderà sul ricordo o sul ripensamento.
    La merla, a Torino, ci porta a -10°, dopo una lunghissima nevicata.
    Buona merla a Napoli, sicuramente meno ghiacciata. robi

  2. Solo un uomo sensibile può descrivere con tale delicatezza il sentimento femminile.
    questo racconto mi piace davvero. Amo troppo le donne per non restarne affascinato!

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