Like on the road

Primo esperimento di scrittura beat

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Era il periodo in cui avevo deciso di non dormire più. Mi guadagnavo da vivere correggendo le bozze di giornalisti ignoranti che soltanto perché sapevano impugnare una penna tra le mani o conoscevano l’esatta disposizione delle lettere sulla tastiera del loro portatile credevano di essere legittimati a occuparsi di tutto ciò che passava loro per la testa, pretendendo di dare giudizi ultimi e definitivi su questo come su quell’argomento. Provavo tanta rabbia dentro di me. Avevo perso gli studenti che seguivo da mesi un po’ per averli pesantemente offesi, borbottando qualcosa a proposito della loro stupidità che li avrebbe fatto far carriera in questo mondo altrettanto stupido, un po’ per aver scopato con qualche madre, donne così vuote che nemmeno tutte le innumerevoli banconote dei mariti potevano riempire. Curavo i miei malanni con assenzio e bourbon, fumavo più sigarette di quante riuscissi a scroccare e partecipavo a tutte le feste e a tutti i party, anche quelli che si svolgevano nella stessa sera in due diverse zone della città. Mi muovevo perlopiù a piedi per vivere appieno lo spirito della città, per scrutarne ogni particolare e prospettiva, ma soprattutto perché non avevo abbastanza denaro per permettermi un’automobile e non potevo più salire sui mezzi pubblici ora che tutti gli autisti di bus, tram e metro mi conoscevano per quel che ero: un passeggero perennemente clandestino, e non certo soltanto per le avverse condizioni economiche. Dilapidavo i miei irrisori guadagni nelle librerie comprando tutto ciò che mi potessi permettere: leggevo qualsiasi cosa scritta in qualsiasi lingua che in qualche modo riuscissi ad afferrare. Mangiavo raramente, in media una volta al giorno, e stavo dimenticando che sapore avesse la pasta. Questo ovviamente era tutt’altro che un bene per le mie condizioni fisiche, e così non mi sorpresi molto quando un giorno mi capitò di svenire proprio mentre ero vicino a battere un qualche genere di record che adesso mi sfugge. Riposo forzato mi disse un medico che non so nemmeno chi aveva convinto a visitarmi. Inutile dire che non gli diedi retta, sicuro più che mai che ogni diagnosi fosse soltanto una scommessa e che il miglior dottore fosse soltanto lo scommettitore più fortunato. Ma Eva non era dello stesso mio avviso e così decise che avrei dovuto rilassarmi con un bel viaggio in qualche capitale europea. Quando le dissi che non avevo bisogno di valicare i confini di questo dannato paese per ubriacarmi e fare sesso sfrenato la rabbia avvampò nei suoi occhi mentre mi assicurava che non mi avrebbe fatto esagerare con alcol e fumo e che l’unica donna nuda che avrei visto sarebbe stata lei a patto che mi comportassi nel modo giusto. I soldi per partire sarebbero stati una sua preoccupazione: li avrebbe spillanti a qualche tonto marito fedigrafo che dopo essere andato a letto con lei avrebbe avuto di che vantarsi con gli amici, ma di certo allo stesso tempo avrebbe visto il suo conto in banca ridursi. Quando cominciammo il nostro viaggio nell’abitacolo dell’auto suonavano le note dei Gun Club.

 

Like on the roadultima modifica: 2011-01-26T11:20:00+01:00da carminedecicco
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4 pensieri su “Like on the road

  1. Se è davvero il tuo primo esperimento, ti dico che hai cominciato bene. Ma, è a puntate? 🙂

    Ciao Carmine e complimenti per la coccarda che ieri ti hanno appuntato!
    Nadia

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