La Legge

  «Contro il tribunale non sono possibili le azioni di gruppo»

Il processo – Franz Kafka

 

 

 

In principio coloro che si occupavano della salvaguardia e della conservazione della Legge erano riveriti e temuti da tutti. Ogni uomo, sebbene non costretto, si privò di un decimo dei propri possedimenti cosicché venisse costruito il Palazzo della Legge, edificio maestoso e solenne, punto di riferimento per tutti i dottori delle regole comuni e straordinarie. Ad ogni ingresso venne posto un Guardiano affinché vigilasse sulle entrate e sulle uscite. Ma in verità, né entrate né uscite potevano esservi dal Palazzo della Legge. Perfino i Guardiani non vi entravano mai, e non mettevano piede nell’edificio neanche al momento della loro assunzione. Si riteneva infatti che la Legge non dovesse essere contaminata con ciò che era alieno ad essa. Andava preservata e difesa, affinché rimanesse giusta e inesorabile.

Ma giunse un uomo che osò sfidare l’orientamento comune, e pretese di entrare nel Palazzo per ottenere chiarimenti circa un’accusa che gli era stata rivolta e che aveva innescato un processo contro di lui. «Lasciami entrare, oh Guardiano, ho bisogno di parlare con un Giudice». Il Guardiano non si sorprese affatto per la richiesta inconsueta e, mantenendo tutto il proprio contegno e la propria dignità, rispose: «L’ingresso è precluso. Non si può entrare per questa porta, né per nessun’altra». Nonostante le innumerevoli insistenze dell’uomo, il Guardiano non cedette, ma siccome era un uomo misericordioso invitò l’altro ad aspettare pure quanto volesse, anziché scacciarlo. Anzi, gli porse perfino una sedia, affinché l’attesa fosse meno sgradevole.

Passarono giorno, poi mesi, poi anni. L’uomo si intestardì nell’attesa e così facendo perse tutti gli affetti che aveva sulla terra e ciò rese la sua situazione ancora più spiacevole. Per quanto tempo passasse, infatti, per quante suppliche facesse, per quante munificenze offrisse, l’ingresso gli era sempre sbarrato dal Guardiano, o meglio, dalla Legge, come quest’ultimo non si stancava mai di ripetere.

Arrivò infine un giorno in cui l’uomo, stremato nel fisico e nella mente dall’attesa, impazzì, e scelse la via del suicidio dopo aver provato, per l’ultima volta, ad entrare nel Palazzo. Nel vedere la morte di colui che tanto a lungo gli era stato vicino, il Guardiano non provò né pietà né sgomento. Ciò, infatti, non gli competeva. Spostò soltanto il cadavere dell’uomo dalla strada, gettandolo in una terra vicina, affinché non deturpasse l’ingresso del Palazzo e non offuscasse così l’immagine della Legge. Quando tornò al proprio posto trovò però un altro Guardiano.

 

«Chi sei tu? Perché hai preso il posto che mi è stato assegnato dalla Legge?». Il nuovo arrivato lo fissò distratto, e rispose come annoiato: «Il tuo compito è terminato: quest’ingresso verrà chiuso. Ma anche se non fosse stato chiuso, tu non saresti più dovuto rimanere qua. La tua inadempienza ai dettami della Legge, infatti, è stata scandalosa ed imperdonabile. Sei sollevato da qualsiasi mansione». Il vecchio Guardiano a queste parole voltò le spalle al Palazzo e si allontanò.

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La Leggeultima modifica: 2011-08-31T19:40:00+00:00da carminedecicco
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