Il cavallante della «Providence» – Recensione

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Perché piace Simenon e il suo commissario Maigret? Me lo son chiesto più volte durante la lettura de “Il cavallante della Providence”, secondo dei 75 romanzi polizieschi che l’autore belga ha dedicato al commissario della polizia giudiziaria francese.

Non è stato il mio primo incontro con Simenon e Maigret, lo confesso. Qualche mese fa ho avuto modo di leggere “Pietr il Lettone”, primo della fortunatissima serie delle indagini del poliziotto, che comprende, oltre ai romanzi, anche 28 racconti.

Maigret piace perché le sue storie sono avvincenti. Avvincenti non perché ricche di azione, inseguimenti, sparatorie e altre cose del genere. Ma perché capaci di far immedesimare chi legge negli ambienti che l’autore descrive. Il commissario è solito immergersi nelle atmosfere e nei luoghi in cui i delitti sono stati commessi. E così per indagare su un omicidio avvenuto presso la chiusa di Dizy, lungo un tratto del canale che collega la Senna e la Marna alla Saona, finisce col trasferirsi lì, facendo la conoscenza di chi, su quello sfondo, si muove ogni giorno.

Maigret piace perché beve, fuma, ama mangiare ed è burbero. Maigret piace perché al tempo stesso tenta sempre di comprendere la personalità di chi gli è di fronte, i motivi che stanno dietro le azioni dei criminali, per quanto riprovevoli esse siano.

Maigret ha rispetto per i colpevoli, lo vediamo anche in questo giallo. Il cadavere di una donna elegante, distinta, viene rinvenuto in una stalla a pochi passi dal canale. Si scopre che era la moglie di un colonnello inglese in pensione, dedito col suo yacht al culto dei piaceri della vita, soprattutto quello del bere.

Maigret, in maniera apparentemente ametodica, comincia le indagini parlando ora con i membri dell’equipaggio della lussuosa imbarcazione – di lì a poco ne sarà ucciso un altro – ora con i custodi delle chiuse, ora con i proprietari e i cavallanti delle chiatte che circolano per il canale.

Sotto una pioggia battente, con l’aiuto dei suoi collaboratori e grazie ai chilometri macinati in bicicletta, il commissario scoprirà il colpevole. Simenon sa catturare l’attenzione dei lettori, nonostante una prosa scarna e lontana dagli artefici letterari. Lo fa attraverso la caratterizzazione dei personaggi principali e la densità delle atmosfere che di volta in volta si trova a raccontare. Sì, lo fa proprio bene!

 

Il cavallante della «Providence» – Recensioneultima modifica: 2013-04-07T10:23:00+00:00da carminedecicco
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