Biku

 

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«Ma è sicuro? Insomma, voglio dire, che effetti collaterali ci sono?».

«E che vuoi che ti dica? Provalo, no? Mica ti sto vendendo un’aspirina! Sono forse una ditta farmaceutica? Se così fosse, non staremmo qui». Nel concludere la frase, per dare maggior enfasi alle proprie parole, il quarantenne barbuto, metà volto tumefatto, con un ampio gesto del braccio indicò l’ambiente circostante: un vecchio capannone abbandonato, probabilmente il deposito per lo stoccaggio dei prodotti che l’azienda ora dismessa un tempo produceva, un luogo ormai buono soltanto ad offrir ricovero a topi e cani randagi, o a fornire la protezione giusta per traffici clandestini.

Nel guardarsi bene intorno, Ciro sentì i dubbi che lo avevano accompagnato fin dalla prima volta che aveva sentito parlare di Biku farsi più intensi che mai, tanto che gli venne perfino una forte fitta alla testa.

Scosso il capo, però, rincarò la dose delle sue domande, per nulla intimorito dall’aria annoiata del suo interlocutore: «Vabbè, ho capito, ma devo almeno essere sicuro che non mi succeda nulla di grave. Posso mai comprarlo e poi sentirmi male? Come si dice, voglio un aiuto e…»

«Male, male, che parolone. Insomma, può non funzionare, può non funzionare bene, ma non è che si muore. Tuttalpiù trascorri qualche giorno a letto con un po’ di mal di testa e qualche brufolo sulla faccia. Ci avrai provato, almeno» e così dicendo, il venditore mise tra le mani del giovane acquirente la grossa bomboletta argentata.

Ciro la scrutò con attenzione. Doveva contenere almeno un litro del preparato, sebbene la capacità del contenitore non fosse specificata. In effetti, l’unica scritta che si poteva leggere sul dorso della bomboletta era la parola Biku, vergata a mano, con una grafia malsicura e un pennarello indelebile di colore rosso e dalla punta spessa.

Biku, ripeté tra sé e sé il giovane. Non era affatto convinto che le parole dell’altro fossero vere. Forse aveva semplicemente deciso di cambiar tattica e inventare qualcosa per tranquillizzare un cliente esitante. Ma, dannazione, aveva avuto il coraggio di arrivare fino a quel punto, tanto valeva proseguire.

Rigirando tra le mani il suo imminente acquisto, Ciro ripensò alle caparbie ricerche per trovare qualcuno in grado di procurargli Biku. Non appena aveva sentito nominare questo prodotto, aveva provato un interesse enorme. Era infatti convinto che grazie a esso potesse risolvere i problemi che lo affliggevano da tempo.

Laureato col massimo dei voti, Ciro era da due anni senza lavoro. Non che gli mancassero le offerte, ma tutti lo chiamavano per un periodo di prova, ovviamente non retribuito, ovviamente senza alcun seguito una volta terminati i mesi di tirocinio.

«Va bene, lo prendo».

«Sono quaranta, è un prezzo di favore» rispose ipocritamente il losco quarantenne, felice solo che le sue finte parole per tranquillizzare il giovane avessero sortito un effetto positivo.

A dire il vero, non aveva alcuna idea degli effetti collaterali di quel dannato coso. Nemmeno aveva capito bene a cosa servisse. Invecchia, gli avevano detto, con un’espressione a metà tra il divertito e l’enigmatico. Nicola, come al solito, non aveva posto troppe domande, e aveva fatto da tramite affinché la compravendita avesse buon esito. Ad ogni modo, preferiva vendere droga piuttosto che prodotti di cui ignorava la natura.

Mentre il giovane prelevava la cifra pattuita dal portafogli, Nicola per un attimo provò l’impulso di strapparglielo di mano e fuggire via, come faceva un tempo, quando era uno scippatore in proprio, e non uno spacciatore stipendiato. Scacciò la folle idee con un sorriso: i suoi guadagni ora erano quintuplicati.

«Ecco».

«Bene, se ti serve altro, sai come contattarmi». Detto ciò l’uomo si allontanò a rapidi passi, lasciando Ciro solo tra scatoloni ammuffiti e pezzi di ferro di varia dimensione, ma tutti ugualmente arrugginiti.

Il giovane infilò la bomboletta nell’ampia tasca del cappotto nero che indossava, e uscì a propria volta dal deposito, in direzione opposta.

Perfetto, si disse, ora che torno a casa posso utilizzare Biku. Da ciò che ho potuto capire, devo spruzzarmi per intero il contenuto della bomboletta e poi aspettare un paio d’ore: dopo sarò vecchio, concluse con entusiasmo.

Nel procedere, infilò ripetutamente la mano nella tasca sinistra, come ad accertarsi che il suo acquisto, dopo tante ricerche, non gli sfuggisse via. Ogni volta che i suoi polpastrelli sfioravano il freddo involucro di acciaio, Ciro sorrideva: grazie a esso non avrebbe più dovuto vivere l’incertezza della ricerca di un lavoro, la frustrazione dei tentativi falliti, la sensazione di impotenza, lo stress per l’incapacità di programmare il futuro. Una spruzzata, e sarebbe cresciuto di diverse decine di anni.

Il giorno successivo si sarebbe recato all’Ufficio Pensioni.

Bikuultima modifica: 2011-01-11T17:37:29+01:00da carminedecicco
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7 pensieri su “Biku

  1. Dovrei parlarci un po’ con quel Ciro! :-)))
    Non sa che il periodo più bello da vivere è proprio la gioventù, anche se piena di problemi.
    La vita va combattuta comunque.
    Ah, ma per caso una bomboletta per il contrario si troverà? :-))))))
    Un abbraccio, Carmine!
    Nadia

  2. Accidenti quanto hai scritto in questi giorni, caro Carmine! :-S Mi sono perso un sacco di cose… :-/
    ahahah questa storia e’ triste… ma fantastica! 😀 Pero’ temo che il “nostro” restera’ deluso: all’ufficio pensioni interessa solo cosa dice l’ufficio anagrafe… 🙂

  3. Inquieante, in un cero senso…
    e stuzzicante immaginare il seguito. Tranquillità e vecchiaia o giovinezza anche se turbolenta con tutto da conquistare? Nonostante tutto, meglio sempre la seconda credo. 🙂
    In fin dei conti non si smette fai di farlo, di combattere intendo. Nemmeno la vecchiaia è garanzia di tranquillità. Se ne accorgerà il nostro amico nel caso riuscisse nel suo intento. Meglio quindi combattere potendo contare sulle forze della gioventù. Lottare da vecchi è ancor più faticoso e spesso doloroso.
    Un caro saluto.

  4. me lo immagino come un disperato, se non riesce a trovare una via d’uscita diversa da quella di sacrificare la sua vita, pur di continuare a vivere…
    Beh, è ovvio che si perde una parte importante del suo percorso esistenziale e, sinceramente, preferirei vivere un giorno da leone (adesso) che cento da pecora (domani)…
    Ma Ciro ha fatto la sua scelta. Spero sono non abbia a pentirsene, la mattina successiva. E poi, detto tra me e te, è proprio sicuro che la pensione gliela daranno? Mah… 🙂
    Buon fine settimana Carmine. E’ sempre un piacere passare a leggerti! 🙂

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