Sognando Kaliningrad

 

 

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Ho sempre desiderato vivere a Kaliningrad. E invece mi ritrovo qui, in questo fottutissimo buco dove nemmeno più recapitano la posta, non so neanche per quale ragione. Mi mantengo scrivendo racconti per adolescenti e scroccando pasti e sigarette alla cerchia dei miei amici e conoscenti, che man mano diventa più esigua. Prima vivevo con mia nonna, ma poi non ne ho potuto più dei suoi pianti, dei suoi lamenti, delle sue preghiere. Una mattina le ho detto che me ne sarei andato senza più tornare. L’ho fatto. Tempo un paio di giorni, e ho vinto anche i sensi di colpa: ho smesso di pensare a lei. Ora non so nemmeno se è viva. Affogo la mia frustrazione ascoltando ossessivamente i Joy Division e leggendo romanzacci di serie b. Mi sarebbe piaciuto scrivere. Roba seria, intendo, e non storie a lieto fine per viziati figli di papà. Che poi li odio pure i ragazzini, così convinti di essere al centro del mondo, con le loro ansie, le loro paure, i loro turbamenti. Come se i problemi li avessero loro soltanto. Prendete me, a esempio. Sono un alcolizzato frustrato e depresso, senza famiglia o relazioni stabili, col sogno di essere uno scrittore e vivere a Kaliningrad. Che sogno ridicolo! Avessi, che so, voluto vivere negli stati Uniti o in Canada. Pure Parigi sarebbe andata bene, o Londra. E invece no. Sogno Kaliningrad. E non ho mai desiderato fare il calciatore, il pilota di Formula Uno o il manager di qualche grossa multinazionale, come fanno i mocciosi. Ho sempre avuto la fissa di scrivere. Scrivere roba seria, capace di scuotere la società, di orientare pensieri, creare movimenti. Di dar voce alla mia generazione, di raccontare i mali del mio tempo. Come se ci fosse la necessità di leggere ciò che è sotto gli occhi di tutti. La gente vuole evasione oggidì. Un sogno sbagliato da cima a fondo, non c’è che dire. Eppure non riesco a liberarmene, proprio no. E così mi ammuffisco su questa sedia, senza che un sussulto pervada le mie membra, mentre dentro il mio animo si scatena il perenne conflitto tra ciò che voglio e ciò che ritengo saggio. Guerra senza vincitore. Eccetto il tempo che passa.

Sognando Kaliningradultima modifica: 2011-06-09T09:10:12+02:00da carminedecicco
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3 pensieri su “Sognando Kaliningrad

  1. Io sogno di andare a vivere a Bariloche e aprire un ristorante. Invece sto qui a commentare Carmine. Vedi a volte la vita… Mi è piaciuta moltissimo l’idea del tuo racconto. Così essenziale e particolarmente incisivo.

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