V – Confronti (3 di 3)

Con il testo che segue termina il quinto episodio de “Il ciclo del Re di Pollena”. Siamo giunti esattamente a metà della vicenda, dunque. Ad inizio novembre un breve riassunto dei primi cinque episodi sarà il preludio alla seconda parte del ciclo. Chi si fosse perso qualcosa, può vedere qui.

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Il bar era affollato come al solito, ma, non appena vide giungere il viceré accompagnato da tre figure che avevano tutta l’aria di essere importanti, il gestore del locale chiamò immediatamente un cameriere intimandogli di correre a preparare il privè.

«Viceré, che gran piacere rivedervi in salute. Come state?».

L’uomo dalla folta capigliatura biondiccia si girò verso i suoi accompagnatori e sorrise. «Sebbene io non sia più viceré non c’è verso di far cambiare abitudine a Marco. Continua a chiamarmi così». Quindi, senza rispondere all’uomo che gli aveva parlato, proseguì per raggiungere il posto che solitamente occupava.

La sala era piccola, ma più che sufficiente per ospitare l’unico tavolo che vi era all’interno. Intorno ad esso erano già preparate quattro sedie dalla spessa imbottitura e dall’alto schienale. Quando i giovani  si sedettero non poterono che trovarle comode.

«Allora? Cosa devo aspettarmi da questo incontro?» chiese amabilmente il notabile a quelli che aveva immediatamente dichiarato suoi ospiti.

«Siamo qui per un confronto» disse il Consigliere che gli era più vicino. «Vogliamo capire se la nostra posizione in questo momento critico per il reame pollenese è comune».

«Nostra?» domandò il notabile, fingendo di non capire.

«Di noi Consiglieri e di voi notabili» chiarì il giovane che gli stava seduto di fronte.

«Ah. Beh, come mai io gioco in inferiorità numerica? Perché non ci siamo visti tutti insieme?» disse l’altro in un tono che poteva apparire scherzoso, ma che certamente nascondeva una qualche condanna.

«Si è trattato di un caso, di un incontro pensato all’ultimo momento. Nulla di progettato o di troppo formale, insomma».

«Sarà…» rispose il viceré, non cercando affatto di nascondere i suoi dubbi. Nella sua mente, infatti, ripensò alla sera in cui il messaggero gli aveva riferito l’intenzione dei Consiglieri di avere un colloquio separato con i singoli notabili, nella speranza che in questo modo potessero capire appieno la loro posizione e indurli a fare confessioni compromettenti.

«Qual è dunque la vostra posizione?».

«In merito a cosa?».

«Ma come a cosa? Riguardo ai furti d’appartamento che stanno imperversando sui nostri territori».

«Cosa volete che vi dica? È una brutta situazione».

«Senza dubbio. Ma come notabile che intenzioni hai? Tu sei stato quello più vicino ad assumere la carica di re».

«Cosa vorreste insinuare?!» disse a voce alta il notabile, scaldandosi vistosamente. Proprio in quel momento entrò Marco con i menu, ma l’occhiata fulminante che gli venne indirizzata lo fece tornare sui propri passi: uscì nuovamente dalla sala, senza aver lasciato nulla.

«Cerchiamo di calmarci» propose il Consigliere che fino ad allora non aveva ancora parlato. «Sei stato a lungo il viceré di Pollena. Il vecchio sovrano si fidava di te, eri un punto di riferimento per lui. Però non ti ha scelto per la successione. E in seguito ti ha anche revocato il titolo, abbassandolo a quello di notabile».

«Conosco la mia biografia» rispose l’altro, stizzito, ma finalmente tornato a sedersi.

«Probabilmente c’è chi fa pressioni su di te perché insoddisfatto dagli esordi al trono del nuovo Re».

«La mia lealtà non deve essere messa in dubbio. Io rispetto la decisione del vecchio sovrano». Le parole dell’uomo si susseguivano sempre più stentate.

«Vorremmo cercare di trovare un’unità di intenti…». Il Consigliere tuttavia non finì mai quella frase. Mentre parlava, infatti, era giunto un nuovo ospite nella sala. Si trattava di un giovane robusto, dai capelli rasati e dagli occhi chiari. I Consiglieri lo fissarono con fare interrogativo, distogliendo lo sguardo dal viceré. Non poterono notare, dunque, come il volto di questi si fosse rasserenato all’improvviso giungere del nuovo arrivato.

«Barone, un’importante questione richiede la vostra presenza» disse, interrompendo appunto la frase del Consigliere.

«Ma io sono in piacevole compagnia. E si parla di affari importanti!».

«Mi rincresce, ma è necessario che veniate. E subito!».

«Gente, il dovere mi chiama. Sono spiacente» affermò il vecchio viceré cercando il più possibile di impedire che emozioni di qualche sorta trapelassero dal suo volto.

I Consiglieri provarono a protestare, ma il messaggero ribadì più e più volte l’urgenza della questione. «Quando potremo continuare la nostra discussione?» domandarono allora al notabile che frettolosamente stava lasciando la sala.

«Non appena tornerò da un viaggio di rappresentanza. Partirò in serata».

La notizia lasciò i tre completamente senza parole. Non erano riusciti a capire la posizione del barone, e a quanto sembrava non avrebbero avuto occasione di farlo nell’immediato.

V – Confronti (3 di 3)ultima modifica: 2012-10-21T12:35:00+02:00da carminedecicco
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