Delitto e castigo – 10 pagine x 10 libri

Se qualcuno di voi potesse vedermi adesso, noterebbe certo tutta la mia agitazione. Sì, mentre batto sui tasti neri del mio portatile seminuovo mi muovo nervoso, avverto il disagio serpeggiare nelle mie membra. Poco ci è mancato che prima di iniziare a scrivere schiarissi un paio di volte la voce, come si è soliti fare prima di una discussione importante. “Delitto e Castigo” fa questo effetto. Non è mai semplice recensire un romanzo, figurarsi poi metter giù poche righe su un Romanzo, uno di quelli con la R maiuscola. “10 pagine x 10 libri” è un’iniziativa che prevede la lettura delle dieci pagine iniziali di altrettante opere letterarie. Leggendo il capolavoro di Dostoevskij mi sono interrogato più volte sul significato dell’intera faccenda. Può un libro dire qualcosa in appena dieci pagine? Ha senso iniziare a leggere un romanzo e poi fermarsi? Evidentemente sì, mi sono risposto, una volta che ho terminato la lettura dell’intero primo capitolo del volume dell’autore russo. Concentrarsi sulle prime pagine fa sì che si notino particolari che in una lettura globale possono sfuggire, o ai quali si può assegnare poco peso. Nonostante la loro importanza. Sì, perché un romanzo viene scritto pagina dopo pagina in un tempo diverso da quello di lettura. L’autore legge e rilegge. Corregge. E ad ogni parola, ad ogni scena, affida parte del risultato complessivo dell’opera. Succede anche in “Delitto e castigo”. Fin dall’inizio Dostoevskij insiste sul fatto che il giovane protagonista della vicenda non stia vivendo una situazione normale. Come normale non è nemmeno il tempo, visto che siamo «all’inizio di un luglio straordinariamente caldo». Raskòl’nikov è da un po’ di tempo «in uno stato irritabile e teso, assai prossimo all’ipocondria». Non mangia, è tutto preso dall’impresa che si accinge a mettere in atto. Ma ha le idee chiare? Niente affatto. Lo studente è corroso dai dubbi, si muove tra senso di ripugnanza e volontà di portare a termine la sua azione. Il giovane è «straordinariamente bello», ha «lineamenti delicati» sui quali talvolta passa un senso di profondissimo disgusto. Per se stesso, per la situazione che vive, per il suo progetto, per ciò che lo circonda. Raskòl’nikov è sensibile, ma ha l’animo pieno di rabbioso disprezzo. Le prime pagine del romanzo sono piene di termini che afferiscono al campo semantico del disgusto, della ripugnanza. Un altro topos, poi, è quello del calore, ma l’autore insiste altresì sulla novità della situazione che sta attraversando il protagonista, che non a caso al termine del primo capitolo si reca in una bettola, sebbene «mai, fino a quel momento, era entrato». E così noi lettori lasciamo il giovane lì, seduto in un angolo buio e sporco di un localaccio. Di – consentitemi l’espressione – carne a cuocere ce n’è molta. In effetti questa breve lettura ci ha fornito in nuce gli elementi indispensabili per la comprensione dell’intero lavoro. Ed è stata capace di spingere chi legge a continuare a sfogliare pagine. Senza che sia successo nulla di eccezionale, senza aver promesso alcunché. È questa un’altra fondamentale distinzione tra la grande letteratura e gli innumerevoli libri, spesso senza qualità, che affollano gli scaffali delle librerie.

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Delitto e castigo – 10 pagine x 10 libriultima modifica: 2011-11-13T18:03:00+00:00da carminedecicco
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