Musica e luci (quarta parte)

Rispose allo ciao di quello proveniente dal finestrino dell’auto con un sorriso e con la stessa parola, salì a bordo e ricambiò lo sguardo intenso direttole da lui prima che accendesse il motore e partisse.

Avrebbe voluto sentirsi dire “Come sei carina stasera” o “Sei andata dal parrucchiere per me, di proposito?”, ma l’unica frase che lui le rivolse fu un banalissimo:

«Allora, tutto bene?».

Restarono per un po’ in silenzio ascoltando la musica proveniente dalla radio, musica che a lei non piaceva poi tanto, ma che doveva essere la prediletta di quello, visto che preferiva ascoltare invece che conversare. L’imbarazzo fu troncato alla fine della canzone, allorquando lui le chiese:

«Senti mica vuoi andare a mangiare, perché io non ho fame, ma se tu vuoi…».

L’espressione del volto colla quale furono proferite queste parole stava a significare: dimmi di no, non perdiamo tempo, abbiamo altro da fare. Lei rispose con un semplice no, perché aveva paura che se avesse provato ad articolare una frase più lunga, le sarebbero uscite di bocca parole tristi, parole che avrebbero denunciato tutta la propria delusione. Il resto del tragitto fu percorso fra scambi di informazioni inutili e banali, poi la macchina accostò e si fermò tra altre coi vetri appannati, in un luogo non illuminato, lontano dalla strada principale e trafficata.

«Ti piace qui?» chiese lui, indicando con la mano le luci deboli della città distante, in basso, e il colore scurissimo del mare di notte, anch’esso lontano da quel posto, situato su una collinetta. Mentì con un sì, sentendo crescere in lei la disillusione, rimproverandosi per essersi abbandonata a tante fantasie, che durante quei giorni l’avevano messa di così buon umore, ma che ora le pesavano a tal punto. Si sentì prendere con delicatezza la mano, sentì quella di lui spostarle i capelli dalla fronte, scendere sulle guance, poi sul collo. Era come se quello stesse ripetendo dei gesti previsti da un assurdo e monotono codice di comportamento. Non prestava attenzione a ciò che diceva, le sue parole le sembravano fredde risa di dileggio, di scherno, che la canzonavano per essersi fatta illudere. Rispose al suo bacio, tanto diverso da come lo aveva immaginato, non protestò neanche contro le mani di lui che le scendevano sul seno, che entravano sotto la maglia. Registrò con indifferenza i suoi sospiri, le sue carezze, i suoi baci. Lo guardava quasi con freddezza, dissimulando però questo sentimento quando erano occhi negli occhi. Si decise ad abbandonarsi alla passione. Se devo fare una cosa, la faccio bene, pensò, mentre si smetteva la camicetta comprata per un incontro che si sarebbe dovuto svolgere in tutt’altra maniera. Si risolse a fare sesso con lui, visto che era l’unica cosa che quello voleva, ma sembrava che tutto ciò che lui dicesse o facesse non la sfiorava nemmeno. Lei desiderava solo il piacere, ormai. Era un ottimo palliativo contro la nera delusione, il dolore. È l’unica consolazione tangibile, pensò, ed abbandonò per sempre il mondo delle illusioni, lì, in quell’automobile scura, coi vetri che rapidamente divenivano opachi, con le ruote che coprivano decine di confezioni di preservativi, lì, in quel posto deputato a ricettacolo di coppie bramose di contatto fisico. Sul sedile posteriore, fra i gemiti di piacere e le note di una musica che non le riusciva gradita, quella notte smise per sempre di essere la giovane di un tempo…

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Musica e luci (quarta parte)ultima modifica: 2009-06-24T21:57:21+02:00da carminedecicco
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