Il Natale di Alfonso

 

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Alfonso era seduto a capotavola, come un padre-famiglia che si rispetti. Di fronte a lui, la moglie, compagna di una vita fatta di mille sacrifici, di tante cattive notizie, di molto lavoro, ma anche di qualche soddisfazione. Completava la breve lista dei commensali la figlia della coppia, che era intenta a imitare con la forchetta e la bottiglia d’acqua in vetro vecchi motivetti natalizi. Non che ci riuscisse bene, tutt’altro, però si divertiva.

 

«Allora, cominciamo a mangiare?» chiese d’un tratto la donna, sempre continuando a fissare il vuoto. Faceva sempre così quando ricordava.

 

«E aspettiamo un altro po’» propose il marito. In fondo, nessuno correva loro dietro. E poi era la sera della vigilia di Natale si doveva iniziare a cenare un po’ più tardi, visto che tradizione voleva che la famiglia riunita aspettasse la mezzanotte.

 

«Ma io ho fame» intervenne la figlia. «Cominciamo almeno a prendere gli antipasti» propose, indicando i tre piatti sul ripiano della cucina.

 

«E facciamo così» rispose sorridendo il padre, che si alzò più lesto della moglie e si diresse a prendere le portate, distribuendole poi con rapidità sulla tavola già apparecchiata.

 

«E un po’ di televisione, non la vediamo?».

 

Accesero il vecchio apparecchio che da solo occupava metà del piano del tavolino in legno. Da dietro lo schermo un bellimbusto elencava le principali notizie del giorno. Tutt’altro che liete, come è ovvio che fosse. Di lì a poco i possessori a turno del telecomando cambiarono canale, senza tuttavia trovare nulla di interessante. Alla fine la tv rimase sintonizzata su un canale che trasmetteva l’ennesima versione del Canto di Natale di Dickens.

 

«Mi piacciono i film in bianco e nero, mi ricordano i nonni» disse a un tratto la giovane.

 

«Pace all’anima loro» disse la madre afferrando senza complimenti il telecomando e tornando al telegiornale, che ora trasmetteva un servizio sul cenone della vigilia. Le immagini mostravano tavole imbandite, leccornie di ogni tipo, piatti eleganti ed abbondanti.

 

Alfonso fece mente locale a ciò che aveva fatto comprare per quella sera. Si sentì frustrato e pieno di vergogna per non essere in grado di offrire alla propria famiglia una cena altrettanto lauta. Del resto, con un lavoro in nero a trenta euro al giorno era difficile permettersi più di tanto.

 

«Io mica ho capito cos’è tutta quella roba».

 

«E cosa può essere? Roba da ricchi. Roba che nemmeno a loro piace, ma che mangiano solo per dimostrare che se la possono permettere» rispose la più grande delle donne in risposta all’osservazione dell’altra.

 

Alfonso si sforzò di sorridere, domandandosi se fosse vero quanto aveva appena detto la moglie. Ma se le pietanze mostrate sullo schermo erano belle quanto buone, c’era da star certi che si trattava di cibo paradisiaco.

 

Mentre l’uomo si perdeva in quel genere di pensieri e la moglie mangiava in silenzio, l’attenzione della figlia fu nuovamente catturata dalla televisione: pattinatrici professioniste danzavano su un cerchio di ghiaccio circondato da spalti gremiti di spettatori.

 

Guardava rapita. «Piacerebbe tanto anche a me pattinare» disse infine, come emergendo da un’immersione nel mondo dei sogni.

 

«Già, sarebbe bello» disse tra sé e sé il padre. Fissò la sedia a rotelle sulla quale sedeva la ragazza, quindi le mise una mano sulla spalla.

 

La moglie si alzò dal tavolo per andare a preparare il primo.

 

Il Natale di Alfonsoultima modifica: 2011-12-23T22:25:14+01:00da carminedecicco
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