I giorni del contagio (6)

Stamattina la sveglia è suonata un po’ più tardi, la giornata è trascorsa più lenta. Sono rimasto a casa a lavorare, guardando di tanto in tanto dalla porta che dà sul balcone la strada pressoché deserta. Qualcuno porta i cani a fare i bisogni, un giovane pedala svelto su una bicicletta nera per andare chissà dove. Nel palazzo di fronte è all’opera una squadra di pulizia. Dalla panetteria salgono poche voci. Anche l’odore del pane sembra meno intenso, forse perché ne sfornano meno. Non si sente neanche l’avviso dal megafono che invita a restare a casa, non credo che il motivo sia che ormai tutti lo hanno capito. Sarebbe bello sistemare un tricolore alla ringhiera proprio oggi che è il compleanno dell’Italia, ma le bandiere le ho lasciate a casa dei miei genitori e lì non posso andare. Non ho più una birra in casa, scendere apposta per comprarle è fuori discussione: la cena di San Patrizio sarà inusualmente accompagnata da vino. Rivivrò lo spirito irlandese dopo, leggendo pagine dei Dubliners di Joyce fino a notte fonda.Dubliners

I giorni del contagio (6)ultima modifica: 2020-03-17T21:30:09+01:00da carminedecicco
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