L’usitato gesto

Riporto questa poesia scritta circa due anni e mezzo fa, quasi senza modifiche, per non tradire lo spirito originale dei versi, testimoni di un periodo ormai lontano…

 

 

 

Il pallido astro notturno è alto nel cielo

e lo governa,

sue schiave le mille altre stelle,

luminosi mistici occhi

tra tenebre scure paralizzate dal gelo,

che diventa vapore alla minima frase.

 

Sospiri, voci di sonno nel buio,

delle camere in fondo.

Nessun altro rumore, tranne forse quel vecchio orologio

che mi pare ancora mi parli.

 

Scorgo dalla finestra luci di case morire,

reietti animali cercare

l’inutil lampione compagno.

Un’auto vola sull’asfalto ogni tanto

e ruggisce cercando il suo scalo.

 

La lampada tinge d’arancio ognicosa

e l’ombra mia disegna sul tavolo bianco.

Il cuore mi batte

e, quasi automatico, riecco quel gesto:

ben salda tra la mano la penna sinistra,

le idee nella mente più vaghe,

ma appena l’inchiostro macchia la carta,

ordine e concentrazione.

 

E in questo momento,

in questo soltanto,

finalmente

io

trovo sollievo.

 

 

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L’usitato gestoultima modifica: 2009-04-05T10:18:00+02:00da carminedecicco
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