L’autunno in campagna (1 di 2)

Chiusi il portone di casa alle mie spalle. Il sole era ancora basso nel cielo e l’aria non aveva ancora perso la freschezza di inizio mattino. Mi avviai lento verso l’auto, accompagnato dal fumo della mia inseparabile Marlboro.

Un quarto d’ora dopo ero di nuovo fuori dall’abitacolo della vecchia Ford, l’auto blu che mi portava a spasso ormai da una mezza dozzina di anni. Avanzai a passi prudenti verso mio zio, sorridendo imbarazzato in risposta alla sua espressione appena abbozzata, ma in fondo alla quale si poteva leggere lo stesso imbarazzo. Era la prima volta che andavo a trovarlo nel suo regno, nella sua dimora naturale: la campagna. Accanto a lui era seduto un uomo anziano, tarchiato, che invece di guardare nella mia direzione contemplava i palmi delle proprie mani, in attesa di chissà quale responso.

«Buongiorno» dissi rivolto ad entrambi e ottenendo come risposta la stessa parola. Seguì qualche secondo di silenzio, durante il quale ebbi modo di guardarmi intorno. «Allora, ti piace qui?» mi domandò mio zio, con lo stesso entusiasmo col quale un bambino mostra ai propri genitori un disegno che ha realizzato con le proprie mani.

«Sì, è bello». Fissai i numerosi alberi di albicocche dalle foglie ingiallite, gli alberi di cachi gravidi di frutta, le noci cadute a terra tra le foglie un po’ verdi e un po’ marroni. La terra si estendeva per diversi ettari, non riuscivo a vederne la fine. Ma ovunque si vedevano piante, frutti, cespugli, rovi e foglie che facevano capolino dal terreno. Sì, era davvero bello.

«E a Paolone, lo conosci?».

Udendo quel nome collegai l’uomo che sedeva accanto a mio zio con un paio di storie che mio padre mi aveva raccontato, quando ero ragazzo. Ma in fondo era troppo poco per dire di conoscerlo. Risposi dunque di no, non lo conoscevo. Ci presentammo, si informò sulla salute dei miei genitori e mi disse qualcosa a proposito del mio defunto nonno. Fummo interrotti da mio zio che ci invitò a seguirlo per una passeggiata che mi desse modo di vedere tutta la sua terra.

L'Autunno in campagna

Mi mostrò la capanna di legno nella quale era solito riporre gli  attrezzi, mi indicò la pila di pedane che aveva accumulato in vista dell’inverno. Io presi la macchina fotografica e cominciai a tirar foto agli alberi, alle foglie, ai sentieri tra l’erba, ai ceppi di fughi che sorgevano qua e là. Sarebbero venute proprio bene, dopo un paio di modifiche al computer.

«Quando saranno pronte, fammele vedere» disse mio zio con ingenuità. Evidentemente non conosceva affatto le fotocamere digitali, come fu chiaro quando gli mostrai l’anteprima delle foto che avevo appena scattato. Volle che le mostrassi anche a Paolone, che nel frattempo ci aveva raggiunto. Furono entrambi meravigliati, ma tempo qualche minuto e cominciarono a chiedermi di fotografare questa o quella pianta, informandomi con dovizia di particolari circa nomi, periodi di semina e raccolta, varianti e minacce che gravavano su di esse.

L’autunno in campagna (1 di 2)ultima modifica: 2011-10-13T19:00:00+02:00da carminedecicco
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Un pensiero su “L’autunno in campagna (1 di 2)

  1. Ciao Carmine, mi ha fatto molto piacere . Anche per me è un periodo molto denso e ho difficoltà a postare (figlia in arrivo, lavoro etc etc), ma tengo duro perchè il mio blog mi ha dato tanto (farmi conoscere tanta gente come te che scrive bene e con passione) e non vorrei farlo morire e poi scrivere (e credo tu possa capirmi) è uno di quei piacere a cui è cosi difficile rinunciare . A presto e buone cose.
    Bartel

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